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		<title><![CDATA[Il blog]]></title>
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		<description><![CDATA[fotografia di montagna, riflessioni fotografiche, natura alpina, racconti di montagna, interiorità, Andrea Mottarella
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		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 22:14:00 +0200</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Grazie Mario]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000036"> 	 	 	 &nbsp;<hr><div>Grazie Mario<span aria-hidden="true"></span></div><div>
</div><div>Ho da poco terminato di leggere <em data-start="219" data-end="240">Svegliarsi all'alba</em> e mi sono profondamente commosso di fronte alle storie dei suoi protagonisti. E questo credo sia già, di per sé, un buon motivo per ringraziare.</div><div>
</div><div>L'emozione è implosa in modo particolare mentre leggevo la storia di Marisa Campanella.</div><div>
</div><div>Salivo solo lungo un sentiero di montagna. Un percorso che nasce in un bosco di conifere e conduce, guadagnando quota, a tre iconici laghetti alpini, divisi fra loro da brevi dislivelli. I pensieri, liberi nella solitudine, si muovevano in uno spazio tutto loro, quando a un tratto si sono fermati, proprio dove il racconto aveva lasciato una traccia, un punto in cui valeva la pena sostare.</div><div>
</div><div>In questo mondo corrivo, che muove ogni cosa alla velocità di uno scroll, dove si rincorre un successo rapido e soprattutto facile, scopro, attraverso il tuo racconto, che c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di fermarsi, la pazienza di osservare e la sensibilità di riconoscere ciò che conta davvero.</div><div>
</div><div>In quel momento non ho trovato più fretta dentro di me. Mi sono fermato e ho assecondato i pensieri. Seduto sotto un giovane larice ho respirato profondamente, saziandomi dei suoi profumi. Ho accarezzato i suoi verdi aghi, morbidi come la pelle di un neonato, e mi sono lasciato trasportare.</div><div>
</div><div>Scopro, con un misto di ammirazione e commozione, che c'è ancora qualcuno disposto a lasciarsi toccare da una storia d'altri tempi. Una storia lenta, in ombra, fatta di fatica e di dedizione. Una storia che prima di tutto deve essere vista, poi incontrata e ascoltata. Una storia per la quale vale la pena sedersi e prestare attenzione.</div><div>
</div><div>Un racconto che richiede rispetto e delicatezza. Un ingresso in punta di piedi e poi ancora sensibilità e profondità, per non trasformarlo in vetrina. Perché la vetrina, quella tanto perseguita via della notorietà, a qualcuno proprio non interessa.</div><div>
</div><div>Viviamo tempi in cui il valore delle persone sembra misurarsi nel numero di follower e like.</div><div>
</div><div>Questa storia, invece, viaggia in direzione contraria. E mostra come, a volte, sia sufficiente l'incontro con una sola persona.</div><div>
</div><div>Una persona che smette di correre e si ferma.</div><div>
</div><div>Una persona che smette di parlare e ascolta.</div><div>
</div><div>Una persona che vede in quella vita qualcosa che merita di essere raccontato.</div><div>
</div><div><span data-start="2450" data-end="2471">Una sola persona.</span></div><div>
</div><div>E allora non si è più soltanto un nome tra tanti. Si diventa parte di una storia più grande, di un racconto, di un libro. Si entra nella memoria di qualcuno e si finisce per emozionare qualcun altro.</div><div>
</div><div>Ho appuntato qualche traccia di questi pensieri, prima che il rumore quotidiano potesse disperderli. Poi ho ripreso lentamente il cammino.</div><div>
</div><div>In anticipo sul declinare del sole, mi sono sdraiato sulla riva del secondo lago. Ho lasciato che i pensieri, cullati dalla sana stanchezza del corpo, corressero senza leggi né binari, lasciando che mi attraversassero nuovamente.</div><div>
</div><div>La storia della signora Marisa Campanella è tornata a bussare.</div><div>
</div><div>È tornato il ricordo di quando ho letto di lei ai miei figli. La voce che lentamente iniziava a mutare, tradendo una commozione che cercavo razionalmente di trattenere.</div><div>
</div><div><span data-start="3279" data-end="3292">Fallendo.</span></div><div>
</div><div>La grande e toccante umiltà di Marisa, l'amore sconfinato per il marito, la dedizione al lavoro. Una vita così distante dalla mia e che, per qualche ragione, quel giorno stava camminando insieme a me.</div><div>
</div><div>Sulla via del ritorno mi sono nuovamente fermato. La montagna e la fotografia sono tornate protagoniste del tempo che restava. Seduto su un piccolo masso al centro del pascolo, ho posizionato il cavalletto e cercato l'inquadratura più convincente.</div><div>
</div><div>Poi, in attesa delle ombre lunghe, i pensieri si sono slegati nuovamente. Dispersi in quel mare d’erba che mi circondava, nato in primavera ma figlio dell’inverno, si sono ritrovati nella ricerca ossessiva e continua di ciò che è facile e rapido, ma soprattutto di ciò che non richiede fatica.</div><div>
</div><div>Viviamo in un mondo che, attraverso l’innovazione, investe continuamente in tutto ciò che può semplificare le nostre vite. E non c’è nulla di sbagliato in questo.</div><div>
</div><div>Penso alla lavatrice di Nonna Maria, più volte citata nei racconti di Mario. Nella sua semplicità, ha modificato radicalmente lo stile di vita di milioni di persone. Penso alle consegne a domicilio, alla domotica, a tutto ciò che ci permette di risparmiare tempo e fatica. Penso persino alla nostra crescente rinuncia a riparare ciò che si rompe, sostituendolo con qualcosa di nuovo.</div><div>
</div><div>Sono conquiste. E sarebbe assurdo desiderare di tornare indietro. Il problema, forse, nasce quando la fatica smette di essere semplicemente qualcosa che possiamo evitare e diventa qualcosa da evitare a ogni costo.</div><div>
</div><div>Quando cominciamo a considerarla sempre e comunque un nemico.</div><div>
</div><div>Perché allora studiamo, investiamo, scegliamo e costruiamo le nostre vite percorrendo continuamente il sentiero più breve, quello più semplice, quello che richiede meno tempo e meno sforzo.</div><div>
</div><div>Eppure le vite raccontate da Mario sembrano procedere nella direzione opposta.</div><div>
</div><div>Sono vite di fatica. Di attese. Di rinunce. Di lavoro. Di ostinazione.</div><div>
</div><div>Non sono vite straordinarie perché hanno sofferto.</div><div>
</div><div>Sono straordinarie perché, davanti alla fatica, non hanno cercato scorciatoie. La fatica è diventata un compagno di viaggio, parte della vita stessa.</div><div>
</div><div>Forse è proprio questo che rischiamo di dimenticare.</div><div>
</div><div>Che alcune delle cose che danno più significato alla nostra vita non possono essere semplificate. Che ci sono conquiste che hanno bisogno di tempo, relazioni che hanno bisogno di cura, sogni che chiedono ostinazione e percorsi che, semplicemente, devono essere percorsi. Figli che hanno bisogno del nostro tempo e del nostro impegno.</div><div>
</div><div>La lavatrice ci ha liberati da una fatica inutile.</div><div>
</div><div>Ma forse dovremmo stare attenti a non liberarci anche di quelle fatiche che, invece, ci rendono ciò che siamo.</div><div>
</div><div>E mentre il sole scendeva lentamente dietro le montagne, ho pensato che forse era proprio questo che quelle storie erano venute a ricordarmi.</div><div>
</div><div><span data-start="6109" data-end="6162" data-is-last-node="">In questo istante nasce <em data-start="6135" data-end="6159">The Quiet Work of Time</em>.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br> <a href="https://www.andreamottarella.it/files/The-Quiet-Work-of-Time-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/The-Quiet-Work-of-Time-WEB-1200.webp', width: 802, height: 1200, description: 'THE QUIET WORK OF TIME'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/The-Quiet-Work-of-Time-WEB-1200.webp"  width="575" height="860" /></a><br> <br> <br> &nbsp;</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 20:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo VII · Gratitudine]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000035"><hr><div>CHAPTER VII – GRATITUDINE</div> <div>Gratitude</div><div><br></div> <div>Un saluto che sembra deludere ogni aspettativa.</div> <div>Uno sguardo ingannato dall'apparenza.</div> <div>Ma osservando oltre l'istinto trovo un senso di gratitudine nelle cime nascoste.</div> <div>Quell'attimo non è delusione, ma desiderio di tornare.</div> <div>È un dono.</div> <div>È un invito dolce di saggia pazienza. Un fascino che sceglie di celarsi alla fretta e alla fortuna.</div> <div>Un arrivederci non scritto, non urlato.</div> <div>Una confidenza sussurrata a chi ha ancora desiderio di ascoltare.</div> <div><br> &nbsp;</div><div><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Gratitude-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Gratitude-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: 'GRATITUDE'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Gratitude-WEB-1200.webp"  width="860" height="573" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 18:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo VI · Attesa]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000033"><div><hr><div>CAPITOLO VI – ATTESA<br> Awaiting</div> <div><br> Una bellezza che sembra conoscere perfettamente la propria unicità, la propria maestosità e il proprio richiamo.<br> Si è mostrata in tutto il suo splendore fino a quando il sole ne ha esaltato le punte fiabesche.<br> Poi ha concesso soltanto un ultimo sorriso, prima di nascondersi completamente sotto un mantello di nebbia.<br> Lascia in me un profondo desiderio di incontrarla nuovamente.<br> Capisco che la vera ricchezza risieda proprio in questo.<br> Non spetta a noi decidere come e quando si mostra al mondo.</div></div><div><br></div><div><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Awaiting-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Awaiting-WEB-1200.webp', width: 1198, height: 800, description: 'AWAITING'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Awaiting-WEB-1200.webp"  width="860" height="575" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo V · Contemplazione]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000032"><hr><div>CAPITOLO V – CONTEMPLAZIONE</div> <div>Beyond Words</div><div><br></div> <div> </div> <div>Non ho trovato colori né atmosfere che gli rendessero onore.</div> <div>Nel tentativo, forse vano, di restituirgli un plauso attraverso le parole e la regalità del bianco e nero, incontro la consapevolezza di essere stato in un luogo senza eguali.</div> <div>Nemmeno la confusione e il rumore del turismo di massa riescono a prevalere sulla straordinaria opera della natura e del tempo.</div> <div>Vorrei fermarmi in quell'attimo, quando tutta la maestosità e le forme irrazionali della montagna invadono l'animo.</div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Beyond-Words-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Beyond-Words-WEB-1200.webp', width: 534, height: 800, description: 'BEYOND WORDS'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Beyond-Words-WEB-1200.webp" alt="Le Tre Cime di Lavaredo fotografate in bianco e nero dal basso, con il sole che filtra tra le pareti rocciose e ne evidenzia la verticalità e la maestosità. Il versante in primo piano è scuro e pietroso, mentre il cielo luminoso incornicia le forme austere della montagna." title="Tre Cime in bianco e nero" width="534" height="800" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 03:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo IV · Pace]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000031"><hr><div>CAPITOLO IV – PACE</div> <div>Mirror</div><div><br></div> <div> </div> <div>Sono trascorsi due giri della corta lancetta e l'indomani attende con ritmo serrato.<br> Questa sera chiude una pagina intensa, lasciando spazio alla distanza che la separa dalla successiva. <br> Nelle calde luci crepuscolari, nella pazienza dell'acqua e nell'imponenza della montagna mi perdo nei riflessi immacolati di un'atmosfera sospesa.</div> <div>Ogni dimensione sembra ritrovare il proprio ordine.<br> Provo pace.</div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Mirror-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Mirror-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 801, description: 'MIRROR'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Mirror-WEB-1200.webp" alt="Cime dolomitiche illuminate dal tramonto riflesse in un lago alpino accanto al Rifugio Segantini. Acqua calma, luce calda e atmosfera serena." title="Riflessi al Rifugio Segantini" width="860" height="575" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 04:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo III · Attraversamento]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000030"><hr><div><span class="fs11lh1-5">CAPITOLO III – ATTRAVERSAMENTO</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Exposed</span></div><div><blockquote><div><br></div></blockquote></div><div><span class="fs11lh1-5">La montagna mostra un nuovo volto. Un profilo aspro, scontroso.</span><div><span class="fs11lh1-5">La luce cruda del mezzogiorno ne esalta severità e austerità.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">È la stessa montagna, la stessa materia. A mutare sembra essere il carattere.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Non possiamo dire di conoscere veramente una persona, così come una montagna.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">E nasce il desiderio di ritrovare il silenzio, disperso nel vagabondare frettoloso delle ore centrali del giorno.</span></div></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Exposed-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Exposed-WEB-1200.webp', width: 533, height: 800, description: 'EXPOSED'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Exposed-WEB-1200.webp"  width="574" height="860" /></a><span class="fs11lh1-5"></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 04:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo II · Ingresso]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002F"><hr><div><span class="fs11lh1-5">CAPITOLO</span> II – INGRESSO</div> <div>Before the Valley Wakes</div><blockquote><div><div><br></div></div></blockquote><span class="fs11lh1-5">Sono arrivato in anticipo all’appuntamento con il sole, prima della luce, quando ancora tutto è immoto.</span><br><span class="fs11lh1-5">Per qualche istante c’è stato soltanto silenzio e presenza.</span><br><span class="fs11lh1-5">Poi il sole ha iniziato lentamente a raccontare, attraverso un mutamento dolce, quasi impercettibile, ma costante.</span><br><span class="fs11lh1-5">La valle si è lasciata attraversare dalla luce senza fretta, guidata da una mano sapiente e sicura.</span><br><div><div>Nelle dolci linee ho trovato pace, nel verde dei prati di settembre l’entusiasmo dello stupore. &nbsp;</div></div><div><br></div><div><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Before-the-Valley-Wakes-1200-WEB.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Before-the-Valley-Wakes-1200-WEB.webp', width: 1198, height: 800, description: 'BEFORE THE VALLEY WAKES'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Before-the-Valley-Wakes-1200-WEB_5ngpaara.webp"  width="860" height="575" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:22:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains — Capitolo I · Incontro]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002D"><hr><div><span class="fs11lh1-5">CAPITOLO I – INCONTRO</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Guest of the mountains</span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5">Sono cresciuto fra le montagne delle Alpi centrali. L’ambiente montano ha fatto parte di me fin dal principio e lo riconosco come casa, un luogo in cui mi sento a mio agio, in cui mi percepisco come ospite gradito, o almeno, ho piacere nel crederlo.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">L’incontro con le Dolomiti nasce al tramonto, su una tela chiara dipinta da una mano lenta e paziente, dove nulla è per caso e l’insieme è poesia</span><span class="fs11lh1-5">.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Guests-of-the-Mountains-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Guests-of-the-Mountains-WEB-1200.webp', width: 1198, height: 800, description: 'GUEST OF THE MOUNTAINS'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Guests-of-the-Mountains-WEB-1200_2nhjpvfi.webp" alt="Vista di Santa Maddalena in Val di Funes al tramonto. Le Odle illuminate dalla luce dell&#39;enrosadira dominano il paesaggio sopra prati verdi, boschi e il piccolo borgo con la chiesa al centro della valle." title="Santa Maddalena al tramonto, Val di Funes" width="860" height="574" /></a><span class="fs11lh1-5"></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 30 May 2026 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guests of the Mountains]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002C"><div><hr></div><div><span class="fs11lh1-5">INTRODUZIONE:</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Amo osservare le montagne.</span></div><div>Mi piace pensarle come esseri viventi unici, ciascuno con un carattere, una storia, una trasformazione lenta e continua. Estremamente longevi, ma non immortali, segnati da un invecchiamento quasi impercettibile. Amo seguirne i profili e potrei dimenticare il correre del tempo e osservarli immoto in silenzio. Ci sono montagne che cambiano spesso abito, adattandosi alle stagioni, e altre che si avvolgono in un grande mantello bianco e vivono l’inverno tutto l’anno. Ci sono quelle aspre, rocciose, verticali, dal carattere schivo e solitario, accessibili solo a pochi, e quelle più dolci, generose, estroverse, che sembrano cercare la presenza dell’uomo. Ci sono montagne celebri e altre per cui un cartografo distratto ne ha dimenticato il nome. Da un certo punto di vista, il loro mondo rassomiglia molto al nostro.</div><div><br></div> <div>Per me la montagna non è conquista. Forse lo è stata per un breve tempo, quando ego e autostima avevano bisogno di misurarsi. Oggi è opportunità, è ringraziamento, è parte di un dialogo silenzioso fatto di presenze brevi e intense.</div><div><br></div><div><div><b>Guests of the Mountains</b> nasce da un viaggio attraverso le Dolomiti e dal desiderio di raccontarle seguendo l'ordine reale dell'incontro. Non una raccolta di fotografie, ma un percorso costruito passo dopo passo, alba dopo alba, sentiero dopo sentiero.</div><div>Ogni immagine rappresenta una tappa di questo dialogo. Ogni luogo aggiunge una sfumatura diversa al racconto: l'accoglienza, la meraviglia, la severità, la contemplazione, il silenzio, la distanza, il ritorno.</div><div>Sette luoghi. Sette capitoli.</div></div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><img class="image-1 fleft" src="https://www.andreamottarella.it/images/INCONTRO.webp"  width="333" height="592" /><strong>Capitolo I – Incontro</strong><br><em><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guests-of-the-mountains-incontro" class="imCssLink">Guests of the Mountains</a></em><br>Santa Maddalena</div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><b>Capitolo II - Ingresso</b></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guest-of-the-mountains-ingresso" class="imCssLink">Before the Valley Wakes</a></span></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Alpe di Siusi</span></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5">Capitolo III - Attraversamento</span></b></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guests-of-the-mountains-attraversamento" class="imCssLink">Exposed</a></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Seceda</span></div></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><b>Capitolo IV - Pace</b></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guest-of-the-mountains-pace" class="imCssLink">Mirror</a></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Segantini</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5">Capitolo V - Contemplazione</span></b></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guest-of-the-mountains-contemplazione" class="imCssLink">Beyond words</a></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Tre cime di Lavaredo</span></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5">Capitolo VI - Attesa</span></b></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guests-of-the-mountains-attesa" class="imCssLink">Awaiting</a></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Cadini di Misurina</span></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><b>Capitolo VII . Gr &nbsp;atitudine</b></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?guest-of-the-mountains-chapter-vii-gratitudine" class="imCssLink">Gratitude</a></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Lago di Carezza</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 29 May 2026 05:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Before the fall]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002B"><div><hr></div><div>Il suono arriva prima dello sguardo.<br>Insiste. Corre tra gli alberi.</div><div>Riempie uno spazio che ancora non vedo.<br>Cammino dentro qualcosa che c’è già.</div><div>Poi il sentiero curva, netto.<br>Il bosco si apre senza teatralità.</div><div>E ciò che prima era solo suono prende forma.<br>Non esplode. Si rivela.</div><div>Un flusso continuo, concentrato, inarrestabile.<br>Acqua che non interrompe, ma prosegue.</div><div>Mi fermo.</div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Before-the-Fall-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Before-the-Fall-WEB-1200.webp', width: 720, height: 1080, description: 'Before the fall'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Before-the-Fall-WEB-1200.webp"  width="801" height="1200" /></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 May 2026 20:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Quattro ruote rotonde]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000028"> 	 	 	 &nbsp;<hr><div><span class="fs11lh1-5">Succede, a volte, di leggere pagine che accendono frammenti di memorie sopite.</span><br></div><div> Non del tutto dimenticate. Le memorie tristi persistono più a lungo di quelle felici. Come se le radici penetrassero più in profondità, ancorandosi all’animo. Non ne conosco il motivo biologico. So solo che certi attimi di pura gioia oggi fatico a metterli a fuoco. Al contrario, i ricordi più cupi sono nitidi, taglienti.</div> <div>Una fotografia che ci riporta a ricordi grigi possiamo strapparla o cancellarla dal PC. Un oggetto che riapre ferite possiamo gettarlo. Con l’archivio dei dolori questo non è possibile.</div> <div>Esiste però un rimedio per smussarne gli spigoli. L’unico che conosco. Investire nella propria crescita. La rivoluzione dell’Io nasce lì.</div> <div>Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un capitolo intitolato <em>L’essenziale e il superfluo</em>. (da “Confessioni ultime” di Mauro Corona, Ed. Chiarelettere)</div> <div>Capitolo denso, fatto di contenuti e aneddoti. Ne condivido alcuni:</div> <div>“Il meccanismo, il segreto semplicissimo dell’esistenza è togliere per vedere, per avere una visione, per cui l’essenziale è produrre la vita e campare con le cose necessarie a quella funzione. E solo quelle. La vita è come scolpire, bisogna togliere”.</div> <div>Poi Corona scrive di suo nonno.</div> <div>“Era analfabeta, ma la sua era una forma di poesia primitiva. Era un vecchio di un metro e 90. Se servivano 100 quintali di legna e ne facevi 110, te li faceva lasciare lì i quintali in più. Quelli servivano ad altri. Ecco la lezione di un analfabeta. Andavamo a rane per mangiare. Metti che ne servivano cento. Se ne prendevo cento e una il vecchio mi dava bastonate sulle mani. Quelle servono agli altri diceva. Niente da fare, lui calcolava anche le rane. Perché si doveva vivere del necessario, anche in tempo di miseria, stando attenti a rispettare la natura”.</div> <div>Proseguendo, il testo tocca una corda che riaccende una nota stonata che avevo accantonato. Il ricordo torna e con esso la delusione.</div> <div>Ricoprivo un ruolo manageriale di una certa importanza. Ci erano voluti anni di lavoro, studio e sacrifici per arrivarci.</div> <div>Quel giorno avevo in programma un pranzo di lavoro con alcuni fornitori rilevanti. Arrivai tra i primi. Non sopporto il ritardo. Lo considero una mancanza di rispetto verso la cosa più preziosa che possediamo: il nostro tempo.</div> <div>Il pranzo scorre veloce. Quando siedo al tavolo con persone che ricoprono ruoli importanti provo una sottile soggezione. Sento il peso del dover dimostrare di meritarmi quel tavolo.</div> <div>Arriva il momento dei saluti. Ci si sposta nel parcheggio.</div> <div>Salgo a bordo della mia auto. Mi accosto per un ultimo cenno. In quel momento arriva una battuta sulla macchina.</div> <div>Mi era già successo.<br> Ma lì, davanti a interlocutori esterni, il colpo andò a segno.</div> <div>Ne rimasi ferito.</div> <div>Guidavo una Lancia Y. L’avevo ereditata da mia moglie dopo la nascita di nostro figlio.</div> <div>Era piccola. Tre porte. Grigio “castello incantato”.<br> Non si addiceva a un manager.</div> <div>Così almeno sembrava.</div> <div>Era solo una battuta.<br> Eppure, quando qualcosa ti ferisce, lo fa oltre il raziocinio.</div> <div>Oggi so che il disagio non nasceva dall’oggetto, ma dal mio bisogno di essere riconosciuto. Oggi mi importa meno dell’approvazione. Ancora meno se legata a qualcosa di materiale.</div> <div>Scelgo di essere concreto.<br> Scelgo l’essenziale.</div> <div>La Y non c’è più. Ora guido una Fiat Bravo che mio padre voleva rottamare. Tra poco compirà vent’anni. Me lo ricorda nei dettagli: i buchi di cenere nei sedili, i franchi dimenticati nel portaoggetti per i parcheggi in Svizzera, lungo le sue sessioni fotografiche.</div> <div>Non la cambierei. È casa. &nbsp;</div> <div>La Y come la Bravo hanno quattro ruote rotonde.</div> <div><br> <br> &nbsp;</div><div><br></div><div><br></div> <blockquote><blockquote><div>“<i>Se non vedi ancora la tua propria bellezza, fai come lo scultore di una statua che deve diventare bella: toglie questo, raschia quello, rende liscio un certo posto, ne pulisce un altro, fino a far apparire il bel volto nella statua. Allo stesso modo anche tu togli tutto ciò che è superfluo, raddrizza ciò che è obliquo, purificando tutto ciò che è tenebroso per renderlo brillante, e non cessare di scolpire la tua propria statua finché non brilli in te la chiarezza divina della virtù… Se sei diventato questo… senza avere più, interiormente, qualcosa di estraneo che sia mescolato a te… se ti vedi divenuto tale… guarda tendendo il tuo sguardo. Poiché solo un occhio siffatto può contemplare la Bellezza”.</i></div></blockquote><blockquote><div>— <i>Plotino, <em>Enneadi</em> </i></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div></blockquote></blockquote><span class="fs11lh1-5"><br></span> </div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 11:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'ignoranza]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000026">Questo aforisma nasce tra i pensieri di una mattina.<br data-start="468" data-end="471"> Osservando il tempo che scorre, mi colpisce quanto facilmente venga disperso in gesti automatici, in contenuti che non lasciano traccia.<br data-start="609" data-end="612"> Non è una questione generazionale, ma una fragilità diffusa: il tempo, quando non è custodito e valorizzato, si consuma senza che ce ne accorgiamo.<br data-start="761" data-end="764"> Eppure in ogni ora spesa diversamente avverto un potenziale immenso, una possibilità di crescita, di profondità, di linguaggio.<br data-start="893" data-end="896"> C’è in me un’inquietudine per questo, quasi una protesta silenziosa.<br data-start="966" data-end="969"> Poi torno a leggere, a scrivere, e ritrovo pace. È lì che desidero restare.<div><span class="fs11lh1-5"><br></span><div><div><br></div><div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 ff1">"Di fronte alla pochezza dell’uomo,<br data-start="377" data-end="380"> ritrovo sete di cultura e nuove energie<br data-start="421" data-end="424"> per sfuggire all’inseguitore<br data-start="454" data-end="457"> mai stremo e mai sazio<br data-start="481" data-end="484"> del tempo delle anime spicce:</span></div><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div> <div data-text-align="start" style="text-align: start;"><strong data-start="525" data-end="541" class="fs14lh1-5 ff1">L’IGNORANZA."</strong></div><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><strong data-start="525" data-end="541" class="fs14lh1-5 ff1"><br></strong></div><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><div data-text-align="center" class="imTACenter fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></div></div></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 08:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Val di Campo (Svizzera, CH)]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Montagna_e_cammino"><![CDATA[Montagna e cammino]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000025"> <hr><div><strong class="fs11lh1-5">Partenza:</strong> <span class="fs11lh1-5">Sfazù (Valposchiavo, Svizzera)</span><br> <span class="fs11lh1-5"><strong>Arrivo:</strong> Lago Saoseo (opzionale Lago Scispadus e Lago di Val Viola)<br> <strong>Tempo di percorrenza (solo andata):</strong> circa 1h 45 min (adatto anche a famiglie)<br> <strong>Sviluppo (solo andata) e dislivello:</strong> circa 5,40 km – 420 m di dislivello positivo<br> <strong>Difficoltà:</strong> <b><span class="cf1">Facile</span></b></span></div><div><b><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></b></div> <div><span class="fs11lh1-5"><strong>Ottiche consigliate:</strong> grandangolare/ultra-grandangolare, medio-tele</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br> <strong>Soggetti fotografici:</strong></span><br><span class="fs11lh1-5"> In primavera inoltrata e in estate è possibile fotografare le splendide fioriture presenti lungo i campi coltivati che costeggiano la strada carrozzabile che conduce all’Alpe Camp. Il Lago Saoseo e, a circa 40 minuti di cammino in più, il Lago Scispadus e il Lago Viola. Una nota di apprezzamento personale, adatta agli osservatori più attenti, per il bosco che separa l’Alpe Camp dal Lago Saoseo (</span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/The-Weight-of-Seasons-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/The-Weight-of-Seasons-WEB-1200.webp', width: 534, height: 800, description: 'THE WEIGHT OF SEASON&lt;br /&gt;(Val di Campo, CH)'}]}, 0, this);" class="imCssLink">The Weight of Seasons</a>)</span><span class="fs11lh1-5"> e per alcuni tratti del torrente.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><strong class="fs11lh1-5">Descrizione:</strong></div> <div><span class="fs11lh1-5">Ho un bellissimo rapporto con questa valle, ormai percorsa in ogni condizione: d’inverno, al buio, e anche sotto un sole cocente. Eppure è talmente affascinante che amo ritornarci ogni volta che ne ho occasione. Con tutta probabilità, qui ho scattato alcune delle mie fotografie migliori e, senza alcun dubbio, ho assistito al più incredibile tramonto che mi sia mai capitato (<em><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Apocalypse-now-VolII-Web-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Apocalypse-now-VolII-Web-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: 'APOCALYPSE NOW VOL. II&lt;br /&gt;(Val di Campo, CH)'}]}, 0, this);" class="imCssLink">Apocalypse Now Vol. II</a></em>).</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">È un luogo diverso, particolare, dove si respira ovunque un’atmosfera fiabesca.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">È una valle da visitare assolutamente. Oltre a essere ricca di numerosi scenari di rara bellezza, il suo sviluppo dolce la rende una meta ideale anche per un’escursione in famiglia. L’imbocco della valle secondaria coincide con l’inizio dell’itinerario in località Sfazù (1650 m s.l.m.), dove un ampio parcheggio permette di lasciare l’auto.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Attraversata la strada principale che conduce al Passo del Bernina, si sale dolcemente lungo una pista carrozzabile (con permesso di transito) che, dopo qualche tornante e un breve dislivello, conduce alle baite della località Selva, catapultandoci nel cuore della Val di Campo.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Qui troviamo un bivio che permette di scegliere se proseguire sulla carrozzabile fino al Rifugio Saoseo oppure attraversare il torrente, percorrendo la valle parallelamente ma sul versante opposto. In entrambi i casi, il Lago Saoseo si raggiunge in circa 1 h e 30’ di cammino.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">È una vera e propria perla delle Alpi Centrali. La sua posizione, nascosta in una conca, lo circonda di conifere che sembrano avvolgerlo in un abbraccio; i colori, che sfumano dal verde al turchese, e le sue trasparenze surreali lo rendono immediatamente riconoscibile, diverso da qualsiasi altro lago alpino.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Amo i laghi di montagna. Visitarli, fotografarli nelle loro diverse vesti, è come collezionarli in un album: e quelli che non hai ancora visto ti mancano, li desideri.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Se abbiamo ancora energie e voglia di proseguire, lasciamoci alle spalle il Lago Saoseo e saliamo lungo un sentiero che procede dolcemente, conducendoci prima al più timido Lago di Scispadus (2071 m s.l.m.) e poi, in circa 30 minuti di cammino, al maestoso Lago di Val Viola (2159 m s.l.m.). (<a href="https://www.andreamottarella.it/files/The-Last-Warm-Color-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/The-Last-Warm-Color-WEB-1200.webp', width: 1198, height: 800, description: 'THE LAST WARM COLOUR&lt;br /&gt;(Lago Viola, CH)'}]}, 0, this);" class="imCssLink">The Last Warm Colour</a>).</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">La stagione autunnale impreziosisce ulteriormente uno scenario già unico, rendendolo ancora più fiabesco. Intorno alla fine del mese di ottobre, in relazione all’andamento stagionale, il bosco di larici si accende di sfumature gialle, come se l’autunno avesse steso una luce calda sopra ogni cosa.</span></div> <div><div><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?steps-ahead-of-the-storm" class="imCssLink fleft inline-block" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: '👉 Scopri i racconti legati a questi luoghi', width: 180});" onfocus="$(this).trigger('mouseover');" ><img class="image-0 fleft" src="https://www.andreamottarella.it/images/pencil_paper_no_bg.webp"  width="71" height="71" /></a><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div><div><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><br></span></div><div><div><iframe src="https://www.komoot.com/it-it/tour/2694128253/embed?share_token=axgO9RcqgAuXDfwy05d1K4RCvK2WZ8JgIYcjG4nLiq2C4RE1qu&profile=1" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div> <br> &nbsp;</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 11:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un'aria di solitudine]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000024"> <hr><div>Cerco e temo la solitudine allo stesso tempo. Certamente ne sento il bisogno.<br> Provo una grande ammirazione per quegli uomini che, nella solitudine, sono riusciti a trovare la propria dimensione e realizzazione. Uno su tutti: Walter Bonatti.<br> Il suo è stato un rapporto estremo con la solitudine, forzato da eventi che lo hanno portato a perdere fiducia nell’essere umano e di conseguenza a cercarla con insistenza.</div> <div><span class="fs11lh1-5"><i>"Isola benedetta"</i></span>, la definiva Battiato.</div> <div>Credo che la solitudine sia parte essenziale della vita di un uomo. Penso sia la chiave per conoscersi profondamente e dialogare in onestà con il proprio io. Probabilmente non esiste strumento migliore per esplorarsi davvero.<br> Con gli altri possiamo essere chi vogliamo, ma difficilmente riusciamo a essere noi stessi. Con un po’ di esercizio possiamo diventare chiunque, indossando le innumerevoli maschere che la società richiede. Quando invece restiamo soli, a dialogare con noi stessi, le maschere si dissolvono, le menzogne affiorano, e ci scopriamo nudi, piccoli, immensamente fragili.</div> <div>La solitudine è un inno all’autenticità e nella montagna trova un alleato fedele, un terreno ideale in cui poterla incontrare. La fatica, il rischio, i silenzi, l’imprevedibilità sono elementi preziosi, indispensabili per vivere un’esperienza pura e autentica.<br> Capita di sentirne il bisogno con urgenza. È difficile da spiegare. C’è chi lo chiama il richiamo della montagna, e forse è qualcosa di simile. Ma la necessità è soprattutto quella di vivere un attimo che sia tremendamente autentico. Il pensiero corre alle pillole di Matrix.</div> <div>Serve molto coraggio per affrontarla, per restare davvero soli con il proprio io e con le paure più profonde. Anche perché, quando finalmente ci guardiamo senza filtri, ciò che vediamo è spesso diverso da ciò in cui abbiamo sempre creduto.</div><div><div><span class="fs11lh1-5">Amo un passaggio di De André che descrive perfettamente questa sensazione.</span></div></div> <div><em>«Mi sono guardato piangere in uno specchio di neve, mi sono visto che ridevo».</em></div> <div>In questo verso c’è tutto: la contraddizione, la sorpresa, il riconoscersi e lo smarrirsi allo stesso tempo.</div> <div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">È da un pò che desidero salire</span> su</span>lla cima del Monte Berlinghera per godermi il tramonto. Non è la prima volta. In effetti lo conosco bene, è una presenza familiare ormai da anni. È una montagna dolce, dai profili arrotondati, che sfiora i duemila metri e sembra vegliare, con equilibrio e discrezione, sulle tre province che si incontrano ai suoi piedi: Lecco, Sondrio e Como.<br> La sensazione che si prova lassù sorprende sempre, anche quando pensi non abbia più nulla da donare. È un girotondo ubriaco di natura, laghi, fiumi, vallate e così tante montagne da perderne il conto.</div> <div>Parto tardi, al termine della giornata lavorativa. Come sempre carico di aspettative (le aspettative sono truffatrici) e motivato a percorrere i settecento metri di dislivello che mi separano dalla vetta.<br> La scena che lassù può comporsi, durante il lento avvicendamento delle luci crepuscolari, concede all’immaginazione praterie sconfinate dove cavalcare colori, riflessi e giochi di luce. Poi, però, le condizioni reali sono sempre diverse e, almeno per me, raramente coincidono con ciò che immagino.</div> <div>Salgo, mentre tutto il resto del mondo scende. Incontro diverse persone, perlopiù straniere. È la caratteristica dei “cacciatori” di tramonti, e provoca sempre sensazioni particolari.<br> Procedo veloce verso l’obiettivo. Non ho nessuno con cui condividere pensieri, fatiche o pause. Continuo a salire con un ritmo incalzante, lo sguardo basso e concentrato. A farmi compagnia c’è un groviglio di pensieri che si presenta e poi scompare annodandosi alla stessa velocità dei passi.</div> <div>Credo sia la solitudine a spingermi così, anche se non saprei spiegarne il motivo. È un passo che nasconde emozioni profonde, insicurezze, paure, e tutto ciò che la mente rielabora a modo suo.<br> È come salire di corsa, come se stessi rubando qualcosa per poi allontanarmi in fretta, prima che il buio mi avvolga completamente, prima di poter essere scoperto.</div> <div>Percorro l’ultimo tratto di sterrato tra l’Alpe di Mezzo e l’Alpe Pescedo. Un fruscio ripetuto arriva da cespugli di vecchi ontani e giovani betulle alte poco più di un metro e mezzo. Volto lo sguardo e incrocio quello di un anziano signore che, con il <em>curlasc</em> in mano, è intento a tagliare piccoli rami.<br> Le rughe attorno agli occhi si increspano in una smorfia interrogativa; lo sguardo, lucido e stanco insieme, sembra dire che ciò che sto facendo non lo convince affatto.<br> Non so quale espressione gli restituisco in quell’istante. Spero nulla che possa averlo offeso.</div> <div>Mi fermo poco sopra per qualche scatto, solo quando l’occhio viene catturato da una condizione particolare che richiama irresistibilmente l’attenzione.<br> Superato l’alpeggio, affronto con il consueto passo sostenuto il primo ripido pendio che conduce alla Bocchetta di Chiaro, spartiacque tra la vetta del Berlinghera e quella del fratello maggiore, più massiccio, Sasso Canale.<br> Da qui la vista si apre anche verso nord e si può ammirare la stupenda Valchiavenna. Mi fermo pochi istanti, solo il tempo necessario per recuperare energia e riportare respiro e battito a un livello sufficiente per affrontare l’ultimo tratto.</div> <div>Adoro questa parte finale. Rientra nel bosco e sale con pendenze più decise lungo la spalla della montagna. La vegetazione si dirada progressivamente fino a lasciare spazio a un punto panoramico con una croce in ferro, da cui la vista sul Lago di Como diventa sempre più generosa.<br> Come spesso accade, è il desiderio di raggiungere la cima a prendere il sopravvento e a spingere il motore fino all’ultimo passo.</div> <div>Arrivo esausto. Posato lo zaino, cerco fiato mentre addento qualcosa, ma non mi fermo per caso. L’occhio ha già individuato una fioritura assolata sul versante sud e affacciata sul Lago di Como e sui monti lariani che lo stringono in un enorme abbraccio.<br> Penso: <span class="fs11lh1-5">ecco il primo piano perfetto.</span></div> <div>Scopro solo dopo che si tratta dell’erba dei lupi. Pura scenografia. Si leva verso il cielo come una pennellata viola, verticale e vibrante. Secondo alcune credenze popolari si pensava potesse avvelenare o addirittura uccidere i lupi, a causa della sua elevata tossicità. &nbsp;</div> <div>Mi affascina il mondo della botanica. Il nome scientifico, <span class="fs11lh1-5">Aconitum napellus,</span> richiama luoghi rocciosi e pericolosi, dirupi, confini. Nell’antichità veniva usato come veleno ed era considerato una soglia simbolica tra l’uomo e la natura selvaggia. La mitologia greca racconta che l’aconito nacque dalla bava di Cerbero, custode dell’Ade.</div> <div>Oggi sappiamo che è estremamente tossico. Una pianta dalla bellezza affascinante e dal potenziale pericoloso.</div> <div>Alleggerito dal peso dell’attrezzatura, compio una rapida ricognizione intorno alla cima. Un’aria fredda si fa sempre più presente e abbassa ulteriormente le temperature, che non ricordano affatto la stagione estiva. Mi costringe a indossare la preziosa giacca antivento, ultimo strato disponibile nello zaino.<br> Le raffiche sono irregolari, imprevedibili, non stagionali. Qualche goccia mi colpisce il viso. Osservo verso nord-est, in direzione della Val Bodengo e della Svizzera. Mi imbatto nella coda di un temporale che transita, spinto da sud, proprio lungo quella direzione. Controllo il radar meteorologico per valutarne l’entità. Un temporale in quella posizione è decisamente da evitare.</div> <div>Appurata distanza e rotta, i pensieri tornano alla fotografia. Grazie al temporale il paesaggio muta di continuo. Il sole, ormai basso, filtra tra le nuvole in movimento e, come ombre cinesi, disegna giochi di luce che mutano senza sosta.<br> Mi diverto. Provo soddisfazione. Cambio ottiche, inquadrature, cerco di catturare quante più condizioni possibili. Ogni angolo offre dettagli e sfumature cariche di mistero. La mente è completamente assorbita dalla fotografia e si dissocia, per un momento, dalle sensazioni figlie della solitudine.</div> <div>Durante questa frenesia, volgo lo sguardo a est. All’improvviso appare un arcobaleno perfetto che traccia una mezzaluna completa sull’intera vallata. È uno spettacolo unico. Cambio nuovamente e rapidamente ottica e passo al grandangolare per coglierlo al meglio. Resto estasiato. Da questa altezza l’arcobaleno è esaltato nella sua espressione più pura di cromie, geometrie e atmosfera.<br> In questo istante nasce <span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Borrowed-Light-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Borrowed-Light-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">“Borrowed Light”</a></span>.</div> <div>Poi, in pochi istanti, scompare. L’arcobaleno è pura magia. Colora il mondo e svanisce in un istante.<br> Mentre il sole scavalca l’orizzonte, torno all’inquadratura iniziale. Il cielo si tinge dei suoi colori e inizia il walzer dei toni caldi, che lentamente scemano in un raffreddamento progressivo. Cala rapidamente anche la temperatura, spinta dalle correnti temporalesche e dai duemila metri di quota.<br> Termino la sessione fotografica e verifico che gli scatti coprano i piani focali necessari per il focus stacking, tecnica indispensabile per questo tipo di immagine.</div> <div>Qui nasce <a href="https://www.andreamottarella.it/files/Where-Beauty-Becomes-Truth-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Where-Beauty-Becomes-Truth-WEB-1200.webp', width: 800, height: 1198, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">“Where Beauty Becomes Truth”</a>.</div> <div>Quando tutto si placa, i colori, l’adrenalina, la cattura fotografica, tornano i pensieri a farmi compagnia.<br> Quando sei solo, al crepuscolo, a duemila metri, è lì che inizia il dialogo con te stesso. E non sei più tu a condurre la discussione.</div> <div>Scendo rapido lungo la cresta finale, il tratto più impegnativo. Voglio superarlo prima di accendere la frontale. È uno sforzo fisico e mentale continuo, una scelta costante dei punti d’appoggio migliori. Un automatismo collaudato, archiviato nella memoria, che mi permette di muovermi con sicurezza e rapidità.</div> <div>Quando raggiungo la Bocchetta di Chiaro, il nero ha già avvolto le sagome dei monti lariani. Le loro forme, nette e scure, sembrano sostenere per contrasto il blu intenso che ha invaso l’orizzonte. Pare che lo stesso pennello abbia insistito più volte su quel colore, a sottolinearne il ruolo di protagonista in questo attimo sospeso del crepuscolo, quello che chiamiamo ora blu. Di riflesso, la luce disegna la sagoma iconica del Lago di Como.<br> Il silenzio che regna è denso, quasi tangibile.</div> <div>Lascio alle spalle gli alpeggi ed entro nel bosco. Ora il buio mi avvolge completamente. È ovunque. La luce frontale illumina pochi metri davanti a me e, prestando attenzione a ogni singolo passo, continuo la discesa. Conosco bene l’ambiente, ma il buio cancella ogni riferimento dalla memoria visiva. Mi concentro quindi esclusivamente nel seguire la stessa traccia percorsa in salita.</div> <div>La solitudine ora è al massimo della sua espressione, amplificata dal buio e dal silenzio della sera. La montagna entra in una nuova fase, in nuovi equilibri. Inizia l’esplorazione del tasso, la caccia della volpe, gli scavi dei cinghiali, la vedetta del gufo, il canto dell’allocco.<br> Io, qui, ora, non sono altro che un intruso. Goffo e rumoroso. Un estraneo dal passo svelto, carico di paure, frustrazioni e debolezze.</div> <div>Siamo diventati bravi a passeggiare tra le vie delle nostre città, osservando vetrine, dispensando giudizi, rincorrendo mode per sentirci importanti. Ci sentiamo grandi per ciò che possediamo, non per ciò che siamo. È una direzione che abbiamo preso quasi senza accorgercene.</div> <div>Non sappiamo più stare soli con noi stessi, al buio, in un bosco. Ci muoviamo come formiche in immensi centri commerciali, ma senza un cellulare ci sentiamo smarriti.</div> <div>Non mi sento simile a questo nuovo uomo, ma ne riconosco il pericolo. È lì che si muove la maggioranza, ed è una direzione a cui non voglio conformarmi. &nbsp;</div> <div>Mi fermo d’improvviso. Mi guardo intorno e non riconosco il sentiero. Troppe curve, dettagli che non appaiono familiari. Cerco di orientarmi e penso: non posso essermi allontanato molto dalla traccia di salita. Non ho intenzione di tornare indietro, così decido di scendere ancora qualche decina di metri.<br> Alzo lo sguardo e illumino più in profondità con la frontale. Quattro luci, in lontananza, mi fissano immobili. Piccoli punti luminosi sospesi in uno sfondo nero uniforme. Capisco subito che sono occhi, ma le sagome restano incerte e l’ansia mi travolge con violenza. Passano pochi passi, ora più lenti e incerti, prima di scoprire, con un misto di sollievo e vergogna, che si tratta semplicemente di due manze al pascolo.</div> <div>Mi osservano passive. Nei loro occhi leggo perplessità, forse una domanda silenziosa sui miei movimenti e sulle mie intenzioni. Scendo ancora qualche metro e raggiungo una piccola piana erbosa, alla stessa quota della compagnia che prima mancava e che ora avrei preferito non incontrare.<br> Intravedo una baita in lontananza, la riconosco e mi dirigo verso di essa con passo rapido, lasciandomi le manze alle spalle. Mi volto più volte per accertarmi delle loro intenzioni che, con la stessa indifferenza iniziale, continuano indisturbate le loro armoniose attività.</div> <div>Poco dopo intercetto il sentiero di salita che avevo perso. Lo riconosco subito. In breve mi conduce al parcheggio, dove l’automobile, sola quanto me, segna la fine di questo breve ma intenso respiro a pieni polmoni.</div> <div>Un’aria carica di paure e debolezze.<br> Un’aria onesta, reale, buona.</div> <div>È la stessa aria che cerco quando sento il “richiamo della montagna”. Quella che non consola, ma chiarisce. Quella che non protegge, ma mette a nudo.<br> Un’aria che forse non ti rende più forte, ma sicuramente più vero.</div> <div>Scendo a valle con questa aria nei polmoni. Con la consapevolezza che la solitudine non è mera fuga o isolamento, ma un luogo. Un luogo scomodo, essenziale, necessario.<br> Un’isola benedetta, forse.<br> Un luogo dove, senza maschere, si torna ad ascoltarsi davvero.</div> <div>Un’aria di risposte.<br> Un’aria di solitudine.</div> <div><br> <div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div> &nbsp;</div> <div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Borrowed-Light-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Borrowed-Light-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Borrowed-Light-WEB-1200_tqae4dws.webp"  width="836" height="557" /></a><br> <br><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Where-Beauty-Becomes-Truth-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Where-Beauty-Becomes-Truth-WEB-1200.webp', width: 800, height: 1198, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.andreamottarella.it/images/Where-Beauty-Becomes-Truth-WEB-1200.webp"  width="600" height="900" /></a><br><span style="text-align: start;" class="fs11lh1-5"> </span><br></div> <hr></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 17:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A occhi aperti]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000022"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<hr><div>Questo testo di Mario Calabresi è un vero cimelio della bibliografia fotografica. Intervistare alcuni tra i migliori fotografi di reportage al mondo rappresenta un’occasione straordinaria, la possibilità di imprimere sulle pagine un pezzo di storia, qualcosa in grado di toccare profondamente chi avrà il coraggio di guardare davvero, “a occhi aperti”. In questo, a mio avviso, Calabresi ha colpito nel segno.</div> <div>La sua passione per il giornalismo, parte essenziale e inscindibile della fotografia di reportage, si unisce a un amore evidente per la fotografia stessa. Non si limita a restituire la grandezza dei fotografi intervistati, ma va ben oltre. Grazie a un ascolto sincero, empatico, profondo e rispettoso, riesce a entrare nella loro interiorità, raccogliendo frammenti di stupore, bellezza, dolore e sofferenza.</div> <div>In queste pagine ripercorriamo gli ultimi cinquant’anni della nostra storia, incontrando silenzi, attimi sospesi e momenti destinati a rimanere congelati nel tempo.</div> <div>La fotografia di reportage non ha bisogno di mille parole. È onesta, talvolta spietata, mai di parte. Non richiede spiegazioni né giustificazioni, racconta senza filtri e sa trafiggere attraverso lo sguardo catturato in un istante rubato.</div> <div>Steve McCurry, Josef Koudelka, Don McCullin, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Alex Webb, Gabriele Basilico, Abbas, Paolo Pellegrin, Sebastião Salgado: fotografi diversi, tecniche diverse, strumenti diversi, ma un unico atteggiamento comune. Come ricorda Calabresi nella prefazione, non possiamo accontentarci di osservare la vita dall’alto per comodità, opportunità o sicurezza. Un giornalista — e lo stesso vale per un fotografo — ha il dovere di vivere “in mezzo alle formiche”, guardare il mondo dal loro livello e condividere la loro realtà.</div> <div>È un libro a cui sono profondamente affezionato. L’ho riletto più volte e ogni volta riesce a sorprendermi. Le fotografie, con la loro schiettezza, entrano nell’anima e continuano a emozionarmi, angosciarmi e scalfirmi. Mi sono ritrovato a sottolineare passaggi di straordinaria sensibilità, gli stessi che mia madre, aveva evidenziato anni prima.</div> <div><em>A occhi aperti</em> è un invito a non distogliere lo sguardo, a non dimenticare, a riconoscere la memoria visiva come atto di responsabilità. È un libro da conservare, consultare, tenere accanto. Un testo che si legge e si rilegge, e che accompagna chi ama la fotografia, il reportage o semplicemente le storie vere. Uno di quelli che lasciano il segno.</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/A-occhi-aperti.webp"  width="710" height="947" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><br> <br> &nbsp;</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[In the eagle’s shadow]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000021"> 	 	 	 &nbsp;<hr><div>Un grande privilegio di vivere in montagna risiede nella possibilità di goderne ogni giorno, di rispondere al suo richiamo ogni volta che lo desideriamo. Gli attimi vissuti quella sera sono un privilegio.<br> Uscito dal lavoro, in un pomeriggio all’apparenza uguale a tanti altri, sono rientrato a casa e, insieme a mio figlio Simone, sono partito verso un’escursione serale, deciso a lasciarmi alle spalle il sonno della società e immergermi nei sogni che risiedono nelle alte montagne.<br> Un altro grande privilegio, che sento appartenermi, è la possibilità di vivere attimi autentici e profondi accanto a un figlio. Ed anche in questo, la montagna, veste un ruolo da protagonista.<br> La missione fotografica di quella sera è semplice e ambiziosa al tempo stesso: uno scatto capace di racchiudere un primo piano ricco di dettagli unitamente a uno sfondo che abbia come soggetto principale la montagna. Un’immagine che appare ben precisa nella mia mente, esaltata dal riflesso e dall’atmosfera intima delle luci crepuscolari.<br> Per riuscire nell’obiettivo, la scelta del luogo non può essere casuale. Occorre tenere conto di un insieme di elementi: i tempi di percorrenza, l’orientamento geografico, la morfologia dei rilievi, il grado di difficoltà, la stagione. Una trama di fattori che, nelle giuste condizioni, può condurre allo scenario che ho in mente, o comunque, a qualcosa che gli rassomigli.<br> La Valle di Predarossa sembra incarnare al meglio queste caratteristiche. Con il suo parcheggio situato a 1955 metri di quota, raggiungibile comodamente in auto attraverso una strada che si inerpica da Filorera, piccolo abitato della Val Masino, ti proietta in pochi istanti in una dimensione sospesa, unica, dove l’alta montagna ti avvolge immediatamente con tutta la sua imponenza.<br> Con la fine del tratto carrozzabile ha inizio il sentiero principale, che si sviluppa ampio e gentile in direzione dell’imponente Monte Disgrazia. La montagna che non abbandona mai il suo manto nevoso, in nessuna stagione dell’anno. È una delle vette più amate dai valtellinesi: con i suoi 3678 metri e la sua cresta inconfondibile, dal dolce profilo, possiede un fascino unico, una mescolanza equilibrata di forza e grazia.<br> Per me è molto più di una montagna: è una bussola. Conosco bene tutti i suoi versanti e, ovunque mi trovi nella valle, so che posso alzare gli occhi e ritrovare in lei un punto fermo, un riferimento sicuro, un orientamento che trascende la geografia.<br> Peculiarità assoluta di questa vallata è senza dubbio la sua morfologia glaciale, che la rende unica, riconoscibile e particolarmente amata. Due pianori, collegati da un lieve dislivello, formano magnifici terrazzamenti erbosi, che più avanti lasciano spazio alla morena glaciale che, con la sua cresta affilata, traccia la via di salita verso il ghiacciaio di Predarossa e la sommità del Monte Disgrazia.<br> Gli ampi pianori sono attraversati dal torrente Duino che, con le sue anse, che seguendo regole misteriose e incomprensibili, disegna linee d’acqua di un fascino fiabesco.<br> Imbocchiamo decisi il sentiero e saliamo verso il primo pianoro, il più ampio. Ci fermiamo poco sotto, faccio qualche scatto e cerco di immaginare la scena crepuscolare, dando così inizio alla ricerca dello scenario desiderato.<br> Non è facile spiegare questa sensazione: è come se quell’immagine, proprio quella, abitasse in qualche angolo remoto del subconscio. La percepisco, la intravedo, ne ho abbozzato una traccia, ma non mi appare chiaramente: vedo solo il riflesso sfocato di sé stessa. Eppure so che, quando la troverò, la riconoscerò all’istante. È come avere in mano un mazzo composto da centinaia di chiavi, sapendo che solo una è quella giusta. E quando sarà inserita nel cilindretto, suonerà diversamente da tutte le altre, indicando insindacabilmente di essere quella giusta. Proseguiamo lungo il sentiero che percorre il lato orografico destro della valle, attraversando passerelle di legno che ci permettono di superare la zona paludosa del primo pianoro.<br> Mi rimprovero, imprecando sottovoce per non aver portato gli stivali, strumenti indispensabili quando ti ritrovi a fotografare in ambienti umidi, dove ogni passo è una piccola esplorazione.<br> «Mannaggia, Simone, avremmo dovuto portare gli stivali. Come facciamo ora a raggiungere il centro della piana, dove c’è quella concentrazione di eriofori e quel cespuglio di arnica?»<br> Simone, con la poesia onesta e incondizionata dei bambini, risponde:<br> «Eh, papà… ci dobbiamo ritornare.»<br> Sorrido. Il suo entusiasmo ingenuo e puro mi riempie di gratitudine, anche se so che, nel breve, non sarà facile ripetere quella salita.<br> Attraversiamo rapidi le passerelle e raggiungiamo presto il fondo della piana, dove il Duino irrompe spinto dal dislivello che lo separa dal pianoro superiore.<br> Decidiamo di salire centralmente, lasciando il sentiero alla nostra sinistra. Cerchiamo un punto sufficientemente alto e libero dalla vegetazione, da cui poter immortalare le sinuose anse del torrente e attendere che le luci basse del crepuscolo completino la cornice.<br> Questa ricerca ci costringe ad attraversare più volte il torrente, saltando da un masso all’altro, cercando sempre il passaggio più agevole e sicuro.<br> Osservo Simone alle mie spalle. Lo vedo deciso, agile, perfettamente a suo agio in quell’ambiente e in quel gesto atletico. Mi inorgoglisco, lo lodo, lo incoraggio.<br> Continuiamo a salire e la difficoltà cresce quasi di pari passo. I passaggi buoni diventano rari, il torrente si fa più compatto, come un grande albero che risale dalle radici verso il tronco.<br> Più in alto incontriamo un vero collo di bottiglia, dove l’idea dello scatto perfetto si fa sempre più remota, mentre il rischio di cadere aumenta. Decidiamo allora di piegare a sinistra, ritrovando il sentiero che risale il fianco del Duino.<br> Lì, ancora una volta, Simone mi sorprende con la sua forza e la naturalezza con cui affronta la montagna, sia in salita che in discesa. In lui rivedo attimi lontani della mia giovinezza.<br> Raggiungiamo infine l’inizio della seconda piana, dove il torrente, dopo un breve respiro, riprende la corsa verso valle. Mi fermo a scattare qualche fotografia da un punto ormai classico e fin troppo conosciuto.<br> Non sono soddisfatto dei risultati, né convinto di aver trovato la “chiave giusta”. Smonto la fotocamera dal treppiede e, dopo un ultimo sguardo contemplativo tutt’intorno, chiamo Simone. Insieme attraversiamo il piccolo ponte di legno che collega i due versanti della valle.<br> Spinto da un residuo di speranza nelle nuove prospettive che la discesa potrebbe offrirmi, e dal rapido calar del sole che si appresta al suo quotidiano commiato, imbocco il sentiero che ci riporta al punto di partenza.<br> L’esperienza mi suggerisce presto che rimangono poche possibilità per lo scatto desiderato, e le speranze cedono il posto a una pacata rassegnazione. Ma non c’è tristezza, no.<br> Questa è una battaglia che ho combattuto molte volte, imparando, passo dopo passo, a liberarmi dall’ossessione dello scatto perfetto.<br> Quando le uscite diventano rare, impari ad apprezzarle maggiormente, a coglierne l’essenza. Ogni singolo momento trascorso in montagna assume un valore nuovo, più profondo, più autentico.<br> Imparo a dare spazio alle piccole cose: ai suoni e ai silenzi, ai profumi, al mutare delle luci, agli incontri inaspettati che trasformano e rendono unico ogni cammino.<br> Mentre ci avviciniamo all’auto, io e Simone chiacchieriamo spensieratamente, da padre a figlio, come a volte è difficile fare nella quotidianità.<br> La montagna possiede questo potere, sa unire. Nei suoi spazi sconfinati e nei suoi silenzi crea legami, avvicina le anime, trasforma il tempo condiviso in un momento di pura, semplice spiritualità.<br> Percorriamo l’ultimo tratto del Duino, quello che sembra una pausa prima di una nuova corsa. L’acqua rallenta, prende fiato, per poi gettarsi di nuovo nella sua danza frenetica fatta di curve, accelerazioni, brusche frenate e grandi salti.<br> Il cielo, come una tela bianca, è pronto a tingersi delle calde sfumature del crepuscolo quando, superato uno sperone roccioso, appare l’automobile.<br> Con un soffio di malinconia e con quel passo tipico del ritorno, quello di chi ha ormai consumato la propria carica d’entusiasmo, ci avviamo a concludere la nostra piccola avventura.<br> Poi, all’improvviso, un’idea. Un sussurro silenzioso, di quelli che non sai da dove provengono. Un’intuizione, figlia di regole sconosciute.<br> «Simone, saliamo da quella parte… vediamo cosa c’è al di là di quel dosso.»<br> «Sai,» gli dico con un mezzo sorriso, «sono stato tante volte in questo posto, ma non sono mai salito fin lassù.»<br> Lo dico a lui, ma forse sto parlando a me stesso.<br> Torniamo a salire lungo un piccolo sentiero, a tratti appena accennato: uno di quei sentieri dei selvatici, tracciati più dall’istinto che dalle logiche umane.<br> Camminando, tengo lo sguardo fisso al cielo, cercando di capire quanto tempo ci separi ancora dal tramonto.<br> Poi, d’un tratto, gli occhi si posano su un’ombra che si muove lenta e solenne sopra di noi. Una grande sagoma nera che taglia il cielo.<br> «Guarda, Simone… l’aquila!»<br> Ci fermiamo. Simone, che era rimasto un poco indietro, mi raggiunge in fretta. Restiamo in silenzio a osservarla.<br> Nel suo volo leggero e planante disegna ampie traiettorie circolari sopra le nostre teste. Ora la si distingue chiaramente, nella sua imponenza e nei riflessi di colore che ricordano la terra e la roccia. A tratti sembra avvicinarsi, sempre più grande, sempre più maestosa.<br> Riprendo la mia “corsa”, verso qualcosa che forse non esiste, o che esiste soltanto nella mia mente.<br> Simone rompe il silenzio con una domanda improvvisa:<br> «Papà, ma l’aquila… può attaccare l’uomo?»<br> Sorrido, cercando di rassicurarlo.<br> «Stai tranquillo, Simone. Solo i bambini molto piccoli, e solo in rarissime circostanze.»<br> Non credo di averlo davvero tranquillizzato. I suoi pensieri, in quel momento, sono altrove, distanti dai miei, come le nostre età.<br> Camminiamo. A tratti, l’ombra dell’aquila ci raggiunge ancora, sfiorandoci la pelle, ricordandoci che è sempre lì, sopra di noi. Sembra seguirci, o forse guidarci.<br> Procede al nostro passo, come se anche lei stesse cercando qualcosa, un po’ come noi, ognuno immerso nei propri pensieri, ognuno inseguendo il proprio misterioso piano.<br> Raggiungiamo la sommità del dosso, un breve pianoro di una ventina di metri, che termina improvvisamente con un salto roccioso. Lo raggiungo, trattenendo il respiro.<br> E lì, sul ciglio, mi appare, la vedo chiaramente: la chiave.<br> Un cespuglio tondeggiante di erba ispida, tipica delle alte quote, circondato da una corona d’acqua stagnante, residuo dell’area paludosa della prima piana. Il riflesso, illuminato dalle calde luci crepuscolari, cattura la cima del Monte Disgrazia, la cui sagoma inconfondibile completa l’inquadratura.<br> Nasce così “<a href="https://www.andreamottarella.it/files/In-the-eagle-s-shadow-WEB-1200_m24o1s45.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/In-the-eagle-s-shadow-WEB-1200_m24o1s45.webp', width: 800, height: 1198, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">In the Eagle’s Shadow</a>”: piedi immersi nell’acqua stagnante del Duino, il sole che scende oltre l’orizzonte, una fotocamera, un treppiede, un figlio al proprio fianco. Più in alto, a condividere quell’istante, un’ombra silenziosa. Anch’essa alla ricerca di qualcosa o, forse, come in fondo lo è per me, di un semplice soffio di libertà. &nbsp;</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/In-the-eagle-s-shadow-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/In-the-eagle-s-shadow-WEB-1200.webp', width: 534, height: 801, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/In-the-eagle-s-shadow-WEB-1200.webp"  width="801" height="1200" /></a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 18:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Steps Ahead of the Storm]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000020"><hr><div><span class="fs11lh1-5">Partire per un’escursione in compagnia di un fotografo naturalista non è mai una scelta da prendere alla leggera. Il fotografo naturalista ha tempi tutti suoi. Non sono quelli del runner, né dell’escursionista, né tantomeno quelli di una famiglia in gita. Sono, piuttosto, un ibrido imprevedibile di tutti questi ritmi, scanditi da una regola interiore che solo lui conosce.</span><br></div> <div>Mi è capitato di correre a perdifiato per catturare un tramonto, di perdere ore fermo a fotografare un fiore, o di camminare a lungo inseguendo il richiamo di un angolo di mondo che mi aveva attratto. Per chi, invece, durante un’escursione cerca tutt’altro, può essere frustrante adeguarsi a questa continua variazione di tempi e priorità.</div> <div>Da quando io e mia moglie siamo diventati genitori del nostro primo figlio, Simone, seguito poi dalle sorelle Alice ed Elisa, le nostre fughe sulle montagne di casa si sono necessariamente adattate alla nuova realtà familiare. L’impegno fisico, le esigenze logistiche e le tappe della giornata si sono ricalibrate. Di conseguenza, anche il mio modo di fotografare è cambiato: da lunghe sessioni di scatto, a momenti rubati qua e là, facendo di necessità virtù.</div> <div>Non è una lamentela. Amo profondamente la mia famiglia. Ma credo che ogni fotografo che ha vissuto la genitorialità possa comprendere bene a cosa mi riferisco.</div> <div><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Steps-Ahead-of-the-Storm-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Steps-Ahead-of-the-Storm-WEB-1200.webp', width: 533, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Steps Ahead of the Storm</a></span> nasce da un’escursione domenicale in Val di Campo, una meta scelta all’ultimo momento poiché più adatta (per distanza, impegno e caratteristiche) rispetto ad altre, considerato il meteo incerto.</div> <div>La Val di Campo è una valle meravigliosa. Situata nella regione di Poschiavo, nel Canton Grigioni, in Svizzera, collega l’opposta Val Viola &nbsp;e il paese di Arnoga, lungo la SS38 che conduce al frequentatissimo Livigno, sul versante italiano.</div> <div>Partendo dalla località Sfarzù (1.650 m s.l.m.), abbiamo imboccato la strada sterrata che risale dolcemente la prima parte della lunga vallata, sul versante orografico destro. Con l’arrivo del primo caldo estivo, i campi curati si tingono dei colori più vivaci. Le grandi margherite sembrano ombrelloni al sole, i botton d’oro (ranuncoli) illuminano le zone in ombra come piccole lampadine, il dente di leone (Tarassaco) domina con il suo giallo intenso. Qua e là, l’arancio dell’arnica montana e il rosso vivo del giglio alpino completano questa tavolozza naturale. Anche i profumi, sospinti dal vento, danzano nell’aria, offrendo agli attenti un concerto di fragranze.</div> <div>Il sole, impettito nella sua stagione prediletta, detta il ritmo della camminata, che diventa lento e frammentato. Alterniamo brevi tratti di sentiero a lunghe pause nelle zone d’ombra, per fortuna, ben distribuite. Con qualche fatica in più del previsto, raggiungiamo il Rifugio Saoseo (1.990 m s.l.m.) e, mentre cerchiamo di motivare la piccola Elisa (comprensibilmente stanca) imbocchiamo il sentiero che prosegue oltre, inerpicandosi in uno splendido bosco di larici e abeti.</div> <div>Con un ultimo sforzo, favorito dall’ombra e dalla vicinanza alla meta, raggiungiamo la perla delle Alpi centrali: il <span class="fs11lh1-5">Lagh da Saoseo</span>. Incastonato in un pianoro e incorniciato da un paesaggio incantato, il lago, con le sue acque cristalline e sfumature irreali, si conferma una meta sbalorditiva. Si racconta che un noto fotografo svizzero degli anni ‘70 abbia distrutto i negativi dopo aver visitato il lago, dichiarando che “nessuna foto poteva rendere giustizia a ciò che aveva visto”.</div> <div>Nonostante i suoi 2.030 metri di quota, si racconta inoltre, che il lago non geli mai in inverno. Questo ha dato origine a leggende su sorgenti calde sotterranee o presenze magiche che impedirebbero il congelamento. In realtà, probabilmente si tratta di correnti interne che mantengono l’acqua in movimento.</div> <div>Troviamo rapidamente un angolino tranquillo dove riposarci e gustare il meritato panino. La prospettiva del picnic è uno stimolo potente per superare la fatica. Per i bambini, ma anche per noi adulti, la promessa di una pausa e di un pasto gustoso attiva un meccanismo psicologico sorprendente, capace di portarci fino in fondo. La montagna, in chiave <span class="fs11lh1-5">“no pain, no gain”</span>, resta una grande maestra di vita.</div> <div>Appena finito il pranzo e mentre mi allontano verso il versante nord del lago per qualche scatto, il vento cambia tono e colore. In un attimo, le luci si spengono, il cielo si scurisce. Lampi e tuoni annunciano l’arrivo di un temporale. A ovest le nuvole accelerano minacciose, la temperatura crolla, le correnti si scontrano in un duello furioso. In pochi minuti, una grandinata ci sorprende. Ci ripariamo sotto un folto abete, con addosso tutti gli strati di vestiario disponibili, aspettando che il temporale ci conceda una tregua.</div> <div>Alla prima pausa utile decidiamo di rientrare in fretta verso il rifugio, e da lì al parcheggio di Sfarzù. Durante la discesa, un cambio improvviso di prospettiva mi colpisce. Avverto Paola della mia intenzione di fermarmi per uno scatto e la invito a proseguire con i bambini senza aspettarmi —<span class="fs11lh1-5"> il temporale ci tallona, ma lei sa che, quando vedo “lo scatto”, non posso resistergli.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Davanti a me, una distesa di botton d’oro su un pendio inclinato, incorniciata dalle montagne e sovrastata da un cielo in tumulto. Montaggio rapido dell’attrezzatura, settaggi essenziali e scelta del punto di ripresa più fedele all’immagine che avevo in mente. Scatto. Le prime gocce mi raggiungono. Smonto tutto in fretta e corro a riunirmi alla mia famiglia.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Questa è la storia di </span><span class="fs11lh1-5">Steps Ahead of the Storm</span><span class="fs11lh1-5">, </span>una fotografia nata durante una rapida ritirata, uno scatto che racchiude l’intera avventura di quella giornata semplice, ma al tempo stesso intensa e piena di vita. Un’immagine che osservo e che mi riporta là, a quel momento sospeso tra montagna, natura, famiglia e quegli imprevisti che ci fanno sentire davvero vivi, profondamente liberi, autenticamente felici.</div><div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?val-di-campo" class="imCssLink fleft inline-block" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: '👉 Scopri i luoghi legati a questo racconto', width: 180});" onfocus="$(this).trigger('mouseover');" ><img class="image-0 fleft" src="https://www.andreamottarella.it/images/-Pngtree-travel-map_7718304.webp"  width="71" height="71" /></a><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Steps-Ahead-of-the-Storm-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Steps-Ahead-of-the-Storm-WEB-1200.webp', width: 800, height: 1200, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-2" src="https://www.andreamottarella.it/images/Steps-Ahead-of-the-Storm-WEB-1200.webp"  width="800" height="1200" /></a><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 12:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Alpe dell'Oro (Valmalenco, SO)]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Montagna_e_cammino"><![CDATA[Montagna e cammino]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001E"><div style="text-align: start;"></div><hr><div><strong class="fs11lh1-5">Partenza:</strong><span class="fs11lh1-5"> Chiareggio (SO), Loc. Pian del Lupo</span><br></div><div><div> <strong class="fs11lh1-5">Arrivo:</strong><span class="fs11lh1-5"> Alpe dell’Oro</span><br> <strong class="fs11lh1-5">Tempo di percorrenza (solo andata):</strong><span class="fs11lh1-5"> circa 1h 30 min (adatto anche a famiglie)</span><br> <strong class="fs11lh1-5">Sviluppo (solo andata) e dislivello:</strong><span class="fs11lh1-5"> circa 2,2 km – 380 m di dislivello positivo</span><br> <strong class="fs11lh1-5">Difficoltà:</strong> <span class="fs11lh1-5 cf1"><b>Facile</b></span></div></div><div><span class="fs11lh1-5"> </span><br></div><div><div> <span class="fs11lh1-5"><strong>Ottiche consigliate:</strong> grandangolare, medio-tele</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br> <strong>Soggetti fotografici:</strong> splendida panoramica sulla parete nord del Monte Disgrazia, sulla Val Ventina, Val Sissone e sull’Alpe Vazzeda. L’Alpe dell’Oro offre di per sé un paesaggio alpino affascinante, punteggiato da <a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?etched-in-stone" class="imCssLink">suggestive baite in pietra</a>. Con un teleobiettivo si possono cogliere interessanti dettagli delle montagne circostanti. In primavera, lungo tutto il sentiero, si possono ammirare le fioriture dei crocus.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><span class="fs11lh1-5"><b>Descrizione:</b></span><span class="fs11lh1-5"> a mio avviso, questo è uno dei luoghi più straordinari della amata Valmalenco. Situata su un terrazzo naturale, l’Alpe dell’Oro regala un vasto angolo visuale con una vista mozzafiato, in particolare sull’imponente parete nord e sul ghiacciaio del Monte Disgrazia.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Questa escursione fa parte del <strong>Sentiero Rusca</strong>, un itinerario di grande valore storico e paesaggistico che collega Sondrio alla Valmalenco. Il sentiero segue il percorso compiuto nel 1791 da monsignor Nicolò Rusca, diretto a Coira, dove fu tragicamente imprigionato e morì martire.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Una tappa particolarmente suggestiva lungo questo itinerario è proprio l’Alpe dell’Oro, raggiungibile con una breve deviazione dal sentiero principale che porta al <strong>Passo del Muretto</strong>, antico valico al confine italo-svizzero (pas de mürét). Un tempo chiamato <strong>“Monte dell’Oro”</strong> (munt de l’òor), questo nome venne poi attribuito all’alpe stessa. Il passo era utilizzato non solo per i commerci tra Italia e Svizzera, ma anche come via di contrabbando.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">L’Alpe dell’Oro si raggiunge in circa 1h 30 min lungo un’ampia mulattiera (carrozzabile con permessi speciali), che sale dolcemente con numerosi tornanti, superando circa 400 metri di dislivello. Il percorso non presenta difficoltà particolari ed è adatto anche per la stagione invernale, praticabile con racchette da neve su tracciato molto battuto.</span></div></div><div data-text-align="end" style="text-align: end;"><span style="text-align: end;"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?etched-in-stone" class="imCssLink fleft inline-block" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: '👉 Scopri i racconti legati a questi luoghi', width: 180});" onfocus="$(this).trigger('mouseover');" ><img class="image-2 fleft" src="https://www.andreamottarella.it/images/pencil_paper_no_bg.webp"  width="71" height="71" /></a></span><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Alpe-dell-Oro.webp"  width="848" height="566" /><br></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs8lh1-5">(Panoramica dell'Alpe dell'Oro)</span></i></div><div class="imTACenter"><i><br></i></div><div class="imTACenter"><div><iframe src="https://www.komoot.com/it-it/tour/2309983984/embed?share_token=abHJbstx3rFHOOzSYUnUZThe3ptckKO8SRFzhArkisivJRezo0&profile=1" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Aug 2025 11:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La felicità del lupo]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><hr></div> <div><span class="fs11lh1-5"><b>La felicità del lupo</b></span> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Come molti di voi, ho scoperto Paolo Cognetti grazie al film </span><em class="fs11lh1-5">Le Otto Montagne</em><span class="fs11lh1-5">, tratto dall’omonimo libro. Dopo aver esplorato numerosi testi dedicati ai miti dell’alpinismo d’alta quota, imbattermi nei suoi racconti è stato un’esperienza illuminante. Cognetti narra storie di vita quotidiana, di persone che la montagna l’hanno trovata per caso e di altre che l’hanno cercata con determinazione. Nei suoi racconti ci sono gli animali selvatici, le piante e tutto ciò che popola e dà vita alla montagna stessa. Descrive l’incontro diretto e crudo con l’onestà di un ambiente spesso inospitale, ma profondamente autentico.</span></div> <div class="imTAJustify">Cognetti esplora il bisogno di fuggire dalla frenesia di una società soffocante. Le sue storie, dallo stile deandreiano, raccontano vite "ostinate e contrarie", percorsi di persone che rifiutano i greggi per seguire sentieri alternativi. Attraverso il mondo della media montagna, con i suoi ritmi lenti e il dolce alternarsi delle stagioni, celebra un tempo che scorre in armonia con la natura.</div> <div class="imTAJustify">Il racconto si snoda attorno alle vite di vari personaggi che si incontrano nella piccola frazione di Fontana Fredda, ai piedi del Monte Rosa, ciascuno con i propri sogni, delusioni e speranze. Fausto, fuggito da Milano dopo la fine di una relazione importante, cerca un nuovo inizio e un rifugio tra le amate montagne. Silvia, giovane e intraprendente, vede nella montagna una tappa del suo viaggio interiore, alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo. Babette, che conosce Fontana Fredda tanto bene da esserne satura, sceglie di evadere verso il mare ogni volta che può. Santorso, legato indissolubilmente a quelle montagne, vive un rapporto tormentato di amore e odio che non trova tregua.</div> <div class="imTAJustify">Sopra le loro vicende, seguendo leggi che restano per l’uomo incomprensibili, il Lupo fa ritorno a Fontana Fredda, anch’esso alla ricerca di qualcosa. Forse, come loro, di un soffio di felicità.</div> <div class="imTAJustify">Per gli appassionati dello stile di Cognetti, della vita di montagna e delle esistenze complesse dei suoi personaggi, La felicità del lupo può rivelarsi una lettura coinvolgente e al contempo leggera. Una storia che scorre rapida come un tramonto in alta quota, lasciando in dono il buio, complice silenzioso di una notte di pensieri e riflessioni sulla vita.</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/La-felicita-del-lupo.webp"  width="710" height="947" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Etched in stone]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Racconti"><![CDATA[Racconti]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C"><br><hr><div><span class="fs11lh1-5">Eccomi, solo. L’auto era parcheggiata in un angolo del grande spiazzo in località Pian del Lupo. Non mi era mai capitato prima. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Forse a causa del giorno – uno dei tanti venerdì lavorativi – o magari del tempo, tutt’altro che confortevole. Resta il fatto che ero solo.</span><div>Attraversai Chiareggio alle prime luci dell’alba. Il piccolo abitato alpino appariva deserto, surreale, come un villaggio fantasma incastonato tra le montagne della Valmalenco a 1600 metri. Un leggero nevischio cadeva silenzioso tutt’intorno, mentre l’odore pungente del ghiaccio sovrastava ogni altra fragranza.</div> <div>Lo zaino, carico di attrezzatura fotografica, indifferente al tempo trascorso, tornò presto a pesare sulle spalle, ormai disabituate a simili incombenze. Il passo era deciso fin dall’inizio, guidato da un ritmo incalzante, come quello di un direttore d’orchestra che, scrupolosamente, segue lo spartito, rispettandone rigorosamente i tempi.</div> <div>Il sentiero, ampio e regolare, mutava dolcemente pendenza, quasi volesse risparmiare un corpo non più avvezzo allo sforzo, adagiato al comodo torpore del benessere moderno. Un sibilo accompagnava il respiro, il cuore batteva rapido, le gambe si fecero presto legnose, rivelando senza remora il proprio disagio.</div> <div>Man mano che salivo, la neve si faceva sempre più fitta, celando il ghiaccio presente nelle sponde solive delle valli. I pensieri, impegnati a gestire ogni passo, ogni appoggio, ogni piccolo ostacolo, si persero, dissociandosi dalla fatica, seguendo altre vie. E così, lentamente, il malessere si attenuò, lasciando spazio a una strana e silenziosa armonia.</div> <div>La memoria più profonda riaffiorò, e tornai a sentirmi un tutt’uno con l’ambiente circostante. Quasi come fosse incisa nella storia primordiale dell’essere umano, come una pietra modellata dall’evoluzione, smussata dai cambiamenti sociali, ma traccia indelebile delle fatiche degli uomini di montagna.</div> <div>Le sensazioni divennero presto piacevoli, e più guadagnavo quota, più aumentava il profondo piacere di quell’istante di amata solitudine.</div> <div>Aumentava anche la quantità di neve che, inaspettatamente, ricopriva completamente il pianoro dell’<a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?alpe-dell-oro" class="imCssLink">Alpe dell’Oro</a>, meta del giorno. Nessun incontro, né animale né umano, intaccava il silenzio che regnava e che si poteva percepire ovunque, tutt’intorno. Come se, quell’istante, nessuno osasse interrompere.</div> <div><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Etched-in-stone-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Etched-in-stone-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Etched in Stone</a></span> nasce in quel preciso momento, in quell’attimo rubato alla vita di tutti i giorni. Nasce nel silenzio di un attimo sospeso, lontano dal frastuono della vita ordinaria.<br> Un silente tributo a costruzioni dimenticate, figlie di tempi antichi, scolpite nella fatica.<br> Testimoni di un’esistenza aspra, incomprensibile agli occhi moderni, ma impressa indelebilmente nella memoria della pietra. &nbsp;</div> <div>Sullo sfondo, con il loro impercettibile mutamento, le stesse, immense montagne.</div><div data-text-align="end" style="text-align: end;"><a href="https://www.andreamottarella.it/blog/?alpe-dell-oro" class="imCssLink fleft inline-block" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: '👉 Scopri i luoghi legati a questo racconto', width: 180});" onfocus="$(this).trigger('mouseover');" ><img class="image-2 fleft" src="https://www.andreamottarella.it/images/-Pngtree-travel-map_7718304.webp"  width="71" height="71" /></a><br></div> </div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span><br></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Etched-in-stone-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Etched-in-stone-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Etched-in-stone-WEB-1200_m52kz1wd.webp"  width="800" height="534" /></a><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[San Tomaso (Valmadrera, LC)]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Montagna_e_cammino"><![CDATA[Montagna e cammino]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><hr><div style="text-align: start;" data-text-align="start"><span style="font-weight: normal; text-align: start;" class="fs11lh1-5 cf1"><b>Partenza:</b></span><span style="font-weight: normal; text-align: start;" class="fs11lh1-5 cf1"> Valmadrera (LC) Loc. Belvedere</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Arrivo:</b></span> Chiesa di San Tomaso</div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Tempo (A): </b></span>1h 10' ca (Famiglie)</div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Sviluppo (A) e dislivello:</b></span> 2 km ca 300m.+</div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Difficoltà:</b></span> <span class="fs11lh1-5"><b><span class="cf2">Facile</span></b></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><b><span class="cf2"><br></span></b></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Ottiche consigliate:</b></span> Grandangolare, macro (da febbraio a marzo)</div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Soggetti:</b></span> Panoramica su Lecco e Valmadrera, t<span class="fs11lh1-5">ramonto sfruttando il riflesso dei colori sul Monte Resegone, la fioritura dei mandorli da metà febbraio a metà marzo circa, la cascata de la Scaleta (facilmente individuabile lungo il sentiero)</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><img class="image-1" src="https://www.andreamottarella.it/images/_DSC9822_01-1.webp"  width="848" height="340" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><i class="fs8lh1-5">(Mandorlo in fiore)</i></div><div class="imTACenter"><i class="fs8lh1-5"><br></i></div><div><strong data-start="171" data-end="234" class="imTAJustify fs11lh1-5">Un’escursione sorprendente tra natura, panorami e fioriture</strong><div class="imTAJustify"> <div>Si tratta senza dubbio di un'escursione capace di riservare piacevoli sorprese. La salita inizia con un tratto su strada asfaltata, che conduce poi a una comoda mulattiera. Il sentiero risale il versante alternando brevi salite impegnative a tratti più pianeggianti e riposanti.</div> <div>La chiesa di San Tomaso sorge sulla sommità di un ampio pianoro erboso, a circa 600 metri di altitudine. Da qui si gode di un panorama ampio e generoso, che abbraccia Lecco, Valmadrera e il lago di Annone.</div> <div>Tra metà febbraio e metà marzo, la fioritura dei mandorli aggiunge un tocco spettacolare al paesaggio, rendendo il percorso particolarmente suggestivo anche per gli appassionati di fotografia macro.</div> <div>A breve distanza dal sentiero si trova la cascata de la Scaleta: ben visibile, facilmente accessibile, e perfetta per una sosta rigenerante o per qualche scatto creativo.</div> <div>Nel complesso, l’escursione è adatta anche alle famiglie con bambini. Il dislivello di circa 300 metri è ben distribuito lungo il percorso, che alterna sforzi contenuti a tratti rilassanti, risultando accessibile anche a chi non ha un allenamento specifico</div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/San-Tomaso-vista-su-Lecco-e-Resegone.webp"  width="848" height="566" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs8lh1-5">(Vista su Valmadrera, Lecco e il Monte Resegone)</span></i></div><div><i><span class="fs8lh1-5"><br></span></i></div><div><img class="image-2" src="https://www.andreamottarella.it/images/San-Tomaso_c3ck68dv.webp"  width="848" height="565" /><i><span class="fs8lh1-5"><br></span></i></div></div><div class="imTACenter"><div><div><i><span class="fs8lh1-5">(La chiesa di San Tomaso e Lecco sullo sfondo)</span></i></div></div><div><i><span class="fs8lh1-5"><br></span></i></div><div><iframe src="https://www.komoot.com/it-it/tour/2226954806/embed?share_token=aRPyPcUsZFc5tsSXnYFD7HS6X8I3VSRbm1yVgQfHIOpK9D649R" width="100%" height="600" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></div></div><div class="imTALeft"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 12 May 2025 10:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Appunti da Così bravo che non potranno ignorarti]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div><div><hr></div><div>
	
	
	

<div><strong>“Così
bravo che non potranno ignorarti.”</strong><br>
(riflessioni
dall’<em>omonimo libro di Cal Newport</em>)</div>
<div>Invece di inseguire la <em>passione
perfetta</em>, dovremmo adottare una <strong>mentalità da artigiano</strong>:</div>
<ul>
	<li><div>lavorare per migliorarci;</div></li>
	<li><div>uscire dalla zona di comfort;</div></li>
	<li><div>concentrarci su ciò che possiamo
	offrire, non su ciò che vogliamo ottenere.</div>
	</li>
</ul>
<div>Il capitale professionale non si eredita, <strong>si costruisce</strong>.<br>
E
solo quando diventa raro e prezioso, inizieremo a vedere il lavoro
trasformarsi nel “lavoro giusto”.</div>
<div>Può sembrare ovvio, ma quante persone si interrogano di continuo
sul perché non riescono ad ottenere risultati? Sul perché non
ricevono feedback positivi?</div>
<div>Spesso la risposta è semplice: <strong>non siete ancora
abbastanza bravi.</strong><br>
Non credo nel talento piovuto dal
cielo.<br>
Credo nella <strong>dedizione,
nella fatica e nel miglioramento continuo.</strong></div>
<div>Una frase mi ha colpito particolarmente:<br>
“<em>Se non ti
senti a disagio, probabilmente sei fermo a un livello accettabile.”
</em>
</div>
<div><em>Aggiungo: </em><em><i>“che
non interessa a nessuno.”</i></em></div>
<div><hr></div></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>“Lavorare bene è meglio che trovare il lavoro giusto”</b></span></div><div><span class="fs11lh1-5">(Cal Newport, “So good they can’t ignore you”)</span></div><div>Inseguire la “passione” come bussola lavorativa è rischioso: spesso è vaga, mutevole, e difficile da trovare.</div><div>La vera soddisfazione nasce non dal trovare il lavoro perfetto, ma dal diventare davvero bravi in ciò che si fa.</div><div>La Self-Determination Theory (SDT) ci ricorda che la motivazione sul lavoro nasce quando coltiviamo:</div></div><blockquote><div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;• Autonomia: non significa lavorare da soli o senza regole, ma percepire che si ha una certa libertà decisionale e che ciò che si fa &nbsp;ha senso.</div></div></blockquote><blockquote><div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;• Competenza: sentirsi efficaci, crescere nel proprio ruolo, ottenere riconoscimenti e affrontare sfide all’altezza delle proprie capacità.</div></div></blockquote><blockquote><div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;• Relazioni: avere legami umani autentici con colleghi, clienti o superiori, sentire di far parte di qualcosa.</div></div></blockquote><div><div>Costruire valore. Crescere. Connettersi.</div><div>È così che nasce un lavoro che amiamo.</div></div><div><hr></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 09 May 2025 06:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Così bravo che non potranno ignorarti]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><hr><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><b>Questo è un libro che avrei dovuto leggere vent’anni fa.</b></span> </div><div class="imTAJustify">Fin dalle prime pagine si pone un obiettivo ambizioso: smontare la consolidata e diffusa “teoria della passione”. Un'idea profondamente radicata (citata anche da Steve Jobs), secondo cui per trovare un lavoro davvero soddisfacente e significativo sia indispensabile seguire le proprie passioni.</div> <div>Cal Newport demolisce questa convinzione con argomentazioni chiare, incisive e, soprattutto, estremamente logiche, supportate da esempi concreti di professionisti provenienti da ambiti molto diversi tra loro. Dopo aver instillato nel lettore il dubbio su un principio che, fino a quel momento sembrava indiscutibile, introduce e sviluppa quattro regole fondamentali per costruire la carriera dei propri sogni:</div><div><br></div> <ol> 	<li><div>La teoria della passione è 	sbagliata e potenzialmente pericolosa. &nbsp;	</div></li> 	<li><div data-line-height="2" class="lh2">In alternativa, propone la 	mentalità dell’artigiano, che porta a diventare "così bravi 	da non poter essere ignorati". &nbsp;	</div></li> 	<li><div data-line-height="2" class="lh2">Il valore del controllo (da 	conquistare, non da pretendere). &nbsp;	</div></li> 	<li><div data-line-height="2" class="lh2">L’importanza di avere una missione.</div></li> </ol><div><br></div> <div>Il viaggio attraverso queste regole è coinvolgente e ricco di spunti di riflessione, spesso in grado di mettere in discussione convinzioni radicate.<br> Questo libro offre una guida concreta per affrontare il lavoro con il giusto approccio, lontano da consigli semplicistici o utopici. La chiave non sta nell’inseguire ciecamente le proprie passioni, ma nella costruzione quotidiana di competenze, nella crescita personale continua e nell’impegno costante: il vero percorso per una carriera significativa e appagante.</div> <div>Ciò che scrive Cal non è un insieme asettico di teorie astratte, ma risuona profondamente nella vita professionale del lettore. </div><div>Nel mio caso, ha rappresentato una spinta a ripercorrere i primi vent'anni di lavoro. Ho riflettuto su molte scelte fatte e strade intraprese, senza rimpianti o giudizi, ma con una nuova consapevolezza. Mi sono chiesto perché alcune decisioni non abbiano portato ai risultati sperati, con uno sguardo più lucido e costruttivo, orientato alla ricerca di risposte. Ed è proprio qui che Cal Newport colpisce nel segno con il suo libro.</div> <div>È come se, finalmente, i pezzi del puzzle si incastrassero alla perfezione e i “perché” assumessero una logica chiara e razionale.</div> <div>Un libro adatto a tutti: dai neofiti del mondo del lavoro ai manager, soddisfatti o meno, a chi sogna di cambiare carriera, lanciare una startup o semplicemente, reinventarsi. Un vero e proprio manuale di prevenzione, capace di riordinare le idee prima di intraprendere un percorso che può rivelarsi tanto emozionante e ricco di soddisfazioni quanto insidioso e pieno di ostacoli.</div> <div>E se la tua passione non fosse davvero la chiave per una vita lavorativa significativa? Cosa cambieresti oggi? &nbsp;</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Cosi-bravo-che-non-potranno-ignorarti-copertina.webp"  width="600" height="800" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Secrets of the Forest]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><hr><strong class="fs11lh1-5">Autunno: la stagione della solitudine, quella che amo di più in assoluto.</strong><span class="fs11lh1-5"> Per me significa soprattutto silenzio. Le persone, in genere, non amano frequentare boschi e montagne durante questa stagione. Mi piace pensare che rappresenti una pausa tra le fughe estive dalle città e la grande corsa all’apertura dei comprensori sciistici. Entrambi troppo rumorosi, poco rispettosi.</span><div class="imTALeft">La montagna esige silenzio, rispetto. Erri De Luca, in un passaggio di straordinaria delicatezza, ha scritto sulla montagna: «Mi fa sentire un intruso nella sua immensità, ospite senza invito e senza lasciapassare». Un pensiero che sento appartenermi.</div> <div class="imTALeft">Anche la fauna selvatica sembra condividere questo equilibrio non scritto, adottando comportamenti diversi e peculiari. Frequentare i boschi in questo periodo è uno spettacolo di colori, suoni e silenzi; è la lotteria degli incontri inaspettati; è una mostra d’arte in cui, ovunque volgi lo sguardo, puoi incorniciare dipinti fiabeschi.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Secrets-of-the-Forest-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Secrets-of-the-Forest-WEB-1200.webp', width: 800, height: 1198, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Secrets-of-the-Forest-WEB-1200.webp"  width="801" height="1200" /></a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 05:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ethereal Glow]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div><br><div><hr><div><strong><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Ethereal-Glow-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Ethereal-Glow-WEB-1200.webp', width: 1198, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Ethereal Glow</a></strong> nasce durante una stagione incerta, nel cuore di una valle scura. È la stagione dei grigi e dei marroni, quella in cui i toni si fanno cupi e la neve è già passata oltre. È il ghiaccio a farla da padrone, in compagnia del sole, che corre ancora basso, verso l’orizzonte, ed è troppo debole per trasformare il paesaggio a sua immagine. Tra i sempreverdi, avvolti nell’ombra, risplende la luce eterea di un abete bianco. È una luce tenue, quasi impercettibile, segreta agli occhi della maggioranza. Bisogna saper guardare, bisogna saper ascoltare. Solo pochi la riconoscono. &nbsp;</div></div></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><br></div><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Ethereal-Glow-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Ethereal-Glow-WEB-1200.webp', width: 1198, height: 800, description: 'ETHEREAL GLOW&lt;br /&gt;(Val Masino, SO)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Ethereal-Glow-WEB-1200.webp"  width="854" height="570" /></a><div><span class="fs11lh1-5"><br></span><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span><div><br></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 09:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Appunti da 86400]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"> 	 	 	 &nbsp;<div><hr></div><div><b class="fs11lh1-5">“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. (Seneca) &nbsp;</b></div> <div><span class="fs11lh1-5">Riprendendo questa celebre frase, Luca Mazzucchelli nel suo <em>86400 </em>sottolinea un concetto fondamentale: più della meta, conta la direzione. È la conoscenza di sé, infatti, a guidarci verso gli obiettivi desiderati, quelli realmente significativi per noi stessi. Solo comprendendo a pieno chi siamo possiamo tracciare il percorso più autentico.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Per farlo, è fondamentale avere sempre con sè una bussola valoriale, ossia una chiara consapevolezza di ciò che è davvero importante per noi. Solo così, ogni scelta quotidiana, diventa un passo significativo verso la nostra realizzazione.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><b class="fs11lh1-5">"Quando violi i tuoi valori tradisci il piu’ sincero alleato della tua felicità: te stesso". (luca mazzucchelli da 86400)</b></div> <div><span class="fs11lh1-5">Ti è mai capitato? <br></span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Quel momento in cui ti rendi conto di non essere stato la persona che credevi di essere… o che avresti voluto essere. Quando emergono atteggiamenti che non ti appartengono.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Quella sensazione di insoddisfazione, quasi un monito interiore, nasce spesso dal tradimento dei nostri valori più profondi. Gli stessi valori che, se onorati, fanno vibrare in noi un’armonia di felicità e significato ma, se ignorati, possono creare una nota stonata e sgradevole.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Possiamo però scegliere di essere onesti con noi stessi… e perché no? CAMBIARE! </span></div> <div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs11lh1-5">"Il male assoluto del nostro tempo e’ non credere nei valori. non ha importanza che siano religiosi oppure laici. i giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perchè questi rimangono anche dopo la morte".</b></div><div><b class="fs11lh1-5">(Rita Levi Montalcini)</b></div></div><div><b class="fs11lh1-5"><br></b></div><div><div><b class="fs11lh1-5">"Sant'Agostino ciceva che le parole insegnano, ma gli esempi trascinano: questa deve essere la nostra stella polare nel percorso educativo delle nuove generazioni".</b></div><div><b class="fs11lh1-5">(tratto da 86400 di Luca Mazzucchelli)</b></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Applicabile in egual misura all’approccio di crescita dei giovani all’interno delle nostre aziende.</b></span></div></div><div><b class="fs11lh1-5"><br></b></div><div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">Sant'Agostino ci ricorda che il vero impatto non viene solo da ciò che diciamo, ma da ciò che facciamo ogni giorno. </span><span class="cf1"> Questa filosofia vale non solo nell'educazione, ma anche nella crescita dei giovani talenti nelle nostre aziende. </span></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Se vogliamo creare un futuro di successo, dobbiamo essere il modello che ispira la prossima generazione. </span></div></div><div><b class="fs11lh1-5"><br></b></div><div><div><span class="fs11lh1-5"><b>"Un lavoro e’ di valore </b><b>quando rivela al mondo la tua unicita’".</b></span></div><div><b class="fs11lh1-5">(tratto da 86400 di Luca Mazzucchelli)</b></div></div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">Una cosa fondamentale da fare con i valori che ti appartangono, dopo che li hai compresi, è comunicarli al mondo. Devi trasuidarli in ciò che fai, metterli al centro della tua comunicazione con gli altri, sia che questa sia fatta di gesti, sia che sia fatta di parole.</span><br></span></div><div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Questo significa fare un lavoro di valore: trasformarlo in un pretesto per comunicare al mondo ciò in cui credi.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1"><script> var showboxlink8da061c3ba3bca5390b030ab7ff0e22b = {'showThumbs': false,'media': []};</script><a role="button" href="#" onclick="return x5engine.imShowBox(showboxlink8da061c3ba3bca5390b030ab7ff0e22b, 0, this)" class="imCssLink"><br></a></span></div><div class="imTACenter"><script> var showboxlink56b5f081d081c0796ffea9cc328cbf85 = {'showThumbs': false,'media': []};</script><a role="button" href="#" onclick="return x5engine.imShowBox(showboxlink56b5f081d081c0796ffea9cc328cbf85, 0, this)" class="imCssLink">[image:image-0]</a><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 05:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tra le righe: frasi, pensieri e aforismi]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div></div><hr><div><span class="fs11lh1-5"><b>Tra le righe: frasi, pensieri e aforismi</b></span></div><div> 	 	 	 &nbsp;<div>Sono fatto all’antica, o almeno così si dice di chi è legato a metodi di un'altra epoca. Non posso farci nulla, amo la carta e la matita. Quando leggo un libro (che devo assolutamente possedere) tengo sempre una matita a portata di mano. Se una frase, un pensiero o un aforisma mi colpisce, lo sottolineo e piego l’angolo della pagina. È un gesto spontaneo che mi appartiene. &nbsp;</div> <div>Non che non abbia provato i sistemi digitali come ebook, eReader o Text-to-Speech, ma semplicemente non fanno per me. Manca il profumo, la soggettività, la memoria. E allora, che dire? Mi tengo stretto questo pensiero da boomer e continuo a lasciare le mie ‘orecchiette’ sulle pagine.</div> <div>In questa sezione scelgo di condividere con voi ciò che mi ha colpito e le riflessioni che ne sono nate. I temi spaziano dalla montagna alla fotografia, fino ai libri di management, coaching e crescita personale.</div></div><div><span class="fs11lh1-5"><b><br></b></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Frasi,-pensieri-e-aforismi-ATM.webp"  width="836" height="836" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 20:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sudden Choice]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div><hr></div><div>“Quando arriverà il giorno in cui non ci sorprenderemo più dinanzi ad un tramonto, né avvertiremo nell’anima il dono di tanta gratuita bellezza, caleranno le tenebre sul nostro mondo, e l’era dell’uomo giungerà all’epilogo.”</div> <div><br> &nbsp;</div> <div>Prendetevi del tempo e ogni tanto sedetevi in un luogo appartato con la vostra famiglia, con un amico, oppure anche soli. Attendete e osservate in silenzio il calare del sole oltre l’orizzonte. Perdetevi e abbandonatevi a quell’istante: il dolce e continuo mutare dei colori, la corsa incalzante delle ombre, l’inseguimento vano della luna, il saluto cordiale fra il giorno e la notte. Spegnete il cellulare e godete di questo, gratuito, dono divino. &nbsp;</div><div class="imTACenter"><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Sudden-choice-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Sudden-choice-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 801, description: 'SUDDEN CHOICE&lt;br /&gt;(Lago di Como, CO)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Sudden-choice-WEB-1200.webp"  width="870" height="581" /></a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 11:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Snowbound dreams]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div></div><div><div><hr></div><div>Una delle ultime nevicate (sempre più rare) che si è posata sulla Valtellina. Qui, il borgo di Biorca (1140 m), nella scenografica Val Tartano, appare sospeso nel tempo. Il nome “Biorca”, che significa “biforcazione”, richiama il punto in cui la valle principale si divide nella Val Corta e nella Val Lunga. In una fredda e silenziosa notte di dicembre, un’aura decisamente fiabesca pervade il paesaggio, trasformando lo scenario in un’opera d’arte invernale, dove ogni dettaglio sembra incantato. Questo scatto, nato quasi per caso, omaggia tutta la magia e la suggestione di quel silenzioso momento di pace. &nbsp;</div></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Snowbound-Dreams-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Snowbound-Dreams-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 800, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Snowbound-Dreams-WEB-1200.webp"  width="848" height="565" /></a><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 20:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[86400]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><hr></div><div><strong><span class="fs11lh1-5">86400 di Luca Mazzucchelli</span></strong></div> <div><span class="fs11lh1-5">Sono giunto alla conclusione di questo percorso impegnativo, e scelgo di chiamarlo così non a caso. 86400 non è semplicemente un libro, ma un viaggio introspettivo alla scoperta dei valori che guidano e regolano la nostra vita.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Sono arrivato a questo testo dopo essere rimasto profondamente colpito da un’altro lavoro di Luca Mazzucchelli, <b>Fattore 1%</b> (di cui parlerò prossimamente). Mazzucchelli, psicologo, divulgatore e imprenditore, prova, in questi testi, a tradurre temi complessi in riflessioni accessibili e applicabili alla vita quotidiana di ognuno.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Ma veniamo al testo.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">86400 rappresenta il numero di secondi che abbiamo a disposizione ogni giorno. Qualsiasi cosa accada, al termine della giornata, questi secondi svaniranno per sempre. L’opportunità che abbiamo è scegliere come spenderli, sapendo che il giorno successivo avremo un nuovo capitale temporale a disposizione.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Da questo concetto prende avvio il percorso proposto da Luca, un viaggio alla scoperta dei nostri valori guida, quelle corde profonde del nostro essere che, se fatte vibrare, possono darci una vita &nbsp;piena e significativa.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Dopo averci guidato nell'identificare questi valori fondamentali, Luca ci accompagna nella fase successiva, che consiste nello scoprire come, l’intelligenza valoriale, possa plasmare ogni aspetto della nostra vita. Attraverso esempi pratici, ci insegna ad applicare questi principi nei contesti per noi più preziosi: la famiglia, l’educazione dei figli, il lavoro, la relazione con il partner.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><span class="fs11lh1-5">86400 può essere definito come un “buon amico”.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Un compagno prezioso per affrontare il tema dei valori personali, esplorandolo con cura in tutte le sue sfaccettature. Questo libro non si limita a spiegare, ma invita il lettore a interrogarsi, riflettere e mettere in discussione (scrivendole) le proprie priorità, trasformando la lettura in una &nbsp;esperienza molto profonda e personale.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">Un percorso che, a mio avviso, richiede una consapevolezza profonda fin dall'inizio, per evitare il rischio di essere abbandonato prematuramente a causa dell’impegno inevitabilmente necessario.</span></div> <div><span class="fs11lh1-5">86400 è una lettura adatta a tutti, ma non per ogni momento della vita. È un testo che richiede spazio mentale ed emotivo, e la volontà di mettersi profondamente in gioco con se stessi.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div> <div><span class="fs11lh1-5">E tu, come spenderesti i tuoi 86400 secondi oggi? &nbsp;</span></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/86400.webp"  width="870" height="653" /><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 16:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Breath of day]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div><hr></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Ci sono attimi a colori e attimi in bianco e nero.</b></span><br></div><div> Alcuni attimi a colori non riesco proprio a comprenderli. Non serve ostinarsi, non c’è nulla da fare. Eppure, quello stesso attimo, osservato in bianco e nero, a distanza di tempo, riesce a rivelarsi per ciò che era, per ciò che, probabilmente, è sempre stato.<br> <br> "Breath of Day" è uno scatto che risale al lontano 2016. L’ho compreso solo oggi, guardandolo con occhi nuovi, attraverso le sfumature del bianco e nero. Ed è così che le sensazioni di allora sono tornate, nuovamente, a vibrare dentro me.</div><div><br></div> <div> </div> <div>Ma se quanto vale per la fotografia valesse anche per alcune nostre più radicate convinzioni? E se provassimo ad osservare, con occhi diversi, alcune delle nostre più profonde certezze? Forse, ciò che oggi ci appare immutabile, definito e ormai delineato, potrebbe svelarsi sotto una luce nuova, riportandoci a quelle sensazioni e a quei pensieri che credevamo perduti ma in realtà erano solo sopiti.</div><div><br></div> <div> </div> <div>Se crediamo in questo, dubitiamo degli stereotipi, mettiamo in discussione ciò che ci viene presentato come indiscutibile e riflettiamo sui dogmi. Scegliamo di osservare il mondo con occhi nuovi: i nostri occhi. &nbsp;</div> <div><span class="fs11lh1-5"> </span><br></div> <div>“E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose</div> <div>E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote...</div> <div>E tutti, sai, ti san dire come fare</div> <div>Quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual è il vero vero...</div> <div>E poi e poi, tutti chiusi in tante celle, fanno a chi parla più forte</div> <div>Per non dir che stelle e morte fan paura…” &nbsp;(F. Guccini)</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Breath-of-Day-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Breath-of-Day-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 801, description: 'BREATH OF DAY&lt;br /&gt;(Pian di Spagna, CO)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Breath-of-Day-WEB-1200.webp"  width="851" height="568" /></a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 21:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Chi ha spostato il mio formaggio?]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div><hr></div><div><span class="fs11lh1-5"><b>Tutto è cominciato quella sera a casa di Paolo.</b></span> </div><div>Parlavamo di un corso di management che stava seguendo, quando menzionò un piccolo libro dal titolo curioso: <em>Chi ha spostato il mio formaggio?</em> di Spencer Johnson. Un bestseller riconosciuto, considerato un punto di riferimento sul tema del cambiamento, molto apprezzato tra gli esperti del settore.</div> <div>Dopo averlo letto e riletto, ho capito perché gode di tanta fama. La sua semplicità, a tratti disarmante, è ciò che lo rende così potente. Attraverso una storia breve e incisiva che ruota attorno a quattro personaggi – due topolini e due ominidi – il libro illustra diversi approcci al cambiamento. Con una metafora immediata e accessibile, ci insegna l'importanza di adattarsi con prontezza e consapevolezza, anziché opporsi o ignorare ciò che inevitabilmente evolve.</div><div><br></div> <div>Che ci piaccia o no, che ci spaventi o destabilizzi la nostra zona di comfort e il nostro status quo, il cambiamento è già in corso. E spesso avanza a una velocità che fatichiamo a immaginare.</div> <div>Se fossi alla guida di un’azienda, regalerei una copia di questo libro a ogni nuovo dipendente, il giorno della firma del contratto. Non solo come gesto simbolico, ma come invito a coltivare un mindset aperto all’innovazione, alla sfida e alla scoperta. Un piccolo manuale per abbracciare il cambiamento come un’opportunità e assaporare, con coraggio, ogni emozione che ne deriva.</div> <div><br></div><div>E tu, chi sei? Nasofino, Trottolino, Tentenna o Ridolino?<br> Prenditi un momento per rifletterci. Se la risposta non ti soddisfa… <em>CAMBIA!</em></div><div><em><br></em></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><em><br></em></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Chi-ha-spostato-il-mio-formaggio.webp"  width="394" height="459" /><em><br></em></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 09:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Echoes of the wolf]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div><hr></div><span class="fs11lh1-5">Era un pomeriggio qualunque, una semplice passeggiata in famiglia con amici tra i colossi della Val Masino.</span><div> La neve leggera della notte aveva trasformato le montagne, rivelando una bellezza nuova, mai vista prima. Una montagna familiare, eppure diversa, quasi irriconoscibile. &nbsp;</div> <div>L’indomani notte sono risalito, deciso a catturarne l’essenza. E lì, sotto la luce della luna, gli echi notturni del lupo hanno risuonato in questa scena indimenticabile.</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div><div><br></div><div><a href="https://www.andreamottarella.it/files/Echoes-of-the-Wolf-WEB-1200.webp" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'image', url: 'https://www.andreamottarella.it/files/Echoes-of-the-Wolf-WEB-1200.webp', width: 1200, height: 801, description: 'ECHOES OF THE WOLF&lt;br /&gt;(Val Masino, SO)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Echoes-of-the-Wolf-WEB-1200.webp" alt="Cima della Sfinge in Val Masino, ripresa al mattino presto prima del sorgere del sole" title="Echoes of the wolf" width="858" height="573" /></a><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><i class="fs10lh1-5">(Cima della Sfinge, ripresa al mattino presto prima del sorgere del sole)</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 14:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rifugio letterario]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Rifugio_letterario"><![CDATA[Rifugio letterario]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div><hr></div><div>Questo blog rappresenta un luogo ideale per riflessioni sui libri letti, dove ogni articolo diventa un’opportunità per esplorare nuove narrazioni e prospettive.</div><div>Le recensioni e i commenti sono il cuore pulsante di questo spazio, permettendo ai lettori di scambiare opinioni e raccontare le proprie esperienze letterarie. Ogni voce contribuisce a creare una comunità ricca e variegata, un rifugio per gli appassionati di letteratura e un terreno fertile per il confronto creativo.</div><div>L’obiettivo è promuovere la cultura del libro e stimolare la curiosità attraverso le riflessioni condivise, creando un ambiente stimolante dove ognuno possa scoprire e approfondire nuove letture.</div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 16:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il suonatore Jones]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Mottarella]]></author>
			<category domain="https://www.andreamottarella.it/blog/index.php?category=Fotografia"><![CDATA[Fotografia]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div class="imTAJustify"></div><div class="imTAJustify"><hr><div>Il violinista Jones è un personaggio tratto <span class="fs11lh1-5">dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, successivamente trasformato, grazie al genio di Fabrizio De André, nel suonatore Jones, protagonista dell'omonima canzone.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Jones non era una persona qualunque: aveva dentro di sé la capacità di "sentire" ciò che nessun altro riusciva a percepire.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><a href="https://www.andreamottarella.it/il-suonatore-jones.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.andreamottarella.it/il-suonatore-jones.html', null, false)">Jones, the player</a> è il titolo di una nuova serie di scatti che voglio svilup</span>pare, ispirati a quella sensibilità per i suoni che, per loro natura e per il carattere personale di chi li percepisce, si distinguono in modo unico. "Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore": questa frase rappresenta la caratteristica imprescindibile che accompagnerà questi scatti. </div><div><br></div><div>Mio padre è un "suonatore Jones", e non avrei potuto desiderare maestro migliore. </div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><div><!-- ShareThis BEGIN --><div class="sharethis-inline-share-buttons"></div><!-- ShareThis END --></div></div></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.andreamottarella.it/images/Echoes-of-the-Wolf-WEB-1200_k9ldij1z.webp"  width="800" height="535" /><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5"><i>(Echoes of the wolf)</i></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs17lh1-5 cf1 ff1">In un vortice di polvere g</span><span class="fs17lh1-5 cf1 ff1">li altri vedevan siccità</span></div><div><span class="fs17lh1-5 cf1 ff1">A me ricordava l</span><span class="fs17lh1-5 cf1 ff1">a gonna di Jenny &nbsp;i</span><span class="fs17lh1-5 cf1 ff1">n un ballo di tanti anni fa</span><span class="fs17lh1-5 ff1">,</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">(Fabrizio De Andrè)</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><img class="image-0" src="https://www.andreamottarella.it/images/Jones,-the-player-WEB-1200.webp"  width="800" height="534" /><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><div><i><span class="fs8lh1-5">(Jones, the player)</span></i></div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><img class="image-2" src="https://www.andreamottarella.it/images/Ethereal-Glow-WEB-1200_yzpo5h9y.webp"  width="800" height="534" /><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5"><i>(Ethereal glow)</i></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 09:00:00 GMT</pubDate>
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