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Steps Ahead of the Storm

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Steps Ahead of the Storm

Andrea Mottarella fotografo
Pubblicato da Andrea Mottarella in Latest work · Martedì 09 Set 2025 · Tempo di lettura 5:15
Tags: fotografianaturalisticaescursioneValdiCampoLaghdaSaoseofotografiapaesaggisticatrekkingfamiglianaturaalpinatemporalemontagnaescursioniSvizzeraCantonGrigionilaghialpiniviaggiofotograficoStepsAheadoftheStorm

Partire per un’escursione in compagnia di un fotografo naturalista non è mai una scelta da prendere alla leggera. Il fotografo naturalista ha tempi tutti suoi. Non sono quelli del runner, né dell’escursionista, né tantomeno quelli di una famiglia in gita. Sono, piuttosto, un ibrido imprevedibile di tutti questi ritmi, scanditi da una regola interiore che solo lui conosce.
Mi è capitato di correre a perdifiato per catturare un tramonto, di perdere ore fermo a fotografare un fiore, o di camminare a lungo inseguendo il richiamo di un angolo di mondo che mi aveva attratto. Per chi, invece, durante un’escursione cerca tutt’altro, può essere frustrante adeguarsi a questa continua variazione di tempi e priorità.
Da quando io e mia moglie siamo diventati genitori del nostro primo figlio, Simone, seguito poi dalle sorelle Alice ed Elisa, le nostre fughe sulle montagne di casa si sono necessariamente adattate alla nuova realtà familiare. L’impegno fisico, le esigenze logistiche e le tappe della giornata si sono ricalibrate. Di conseguenza, anche il mio modo di fotografare è cambiato: da lunghe sessioni di scatto, a momenti rubati qua e là, facendo di necessità virtù.
Non è una lamentela. Amo profondamente la mia famiglia. Ma credo che ogni fotografo che ha vissuto la genitorialità possa comprendere bene a cosa mi riferisco.
Steps Ahead of the Storm nasce da un’escursione domenicale in Val di Campo, una meta scelta all’ultimo momento poiché più adatta (per distanza, impegno e caratteristiche) rispetto ad altre, considerato il meteo incerto.
La Val di Campo è una valle meravigliosa. Situata nella regione di Poschiavo, nel Canton Grigioni, in Svizzera, collega l’opposta Val Viola  e il paese di Arnoga, lungo la SS38 che conduce al frequentatissimo Livigno, sul versante italiano.
Partendo dalla località Sfarzù (1.650 m s.l.m.), abbiamo imboccato la strada sterrata che risale dolcemente la prima parte della lunga vallata, sul versante orografico destro. Con l’arrivo del primo caldo estivo, i campi curati si tingono dei colori più vivaci. Le grandi margherite sembrano ombrelloni al sole, i botton d’oro (ranuncoli) illuminano le zone in ombra come piccole lampadine, il dente di leone (Tarassaco) domina con il suo giallo intenso. Qua e là, l’arancio dell’arnica montana e il rosso vivo del giglio alpino completano questa tavolozza naturale. Anche i profumi, sospinti dal vento, danzano nell’aria, offrendo agli attenti un concerto di fragranze.
Il sole, impettito nella sua stagione prediletta, detta il ritmo della camminata, che diventa lento e frammentato. Alterniamo brevi tratti di sentiero a lunghe pause nelle zone d’ombra, per fortuna, ben distribuite. Con qualche fatica in più del previsto, raggiungiamo il Rifugio Saoseo (1.990 m s.l.m.) e, mentre cerchiamo di motivare la piccola Elisa (comprensibilmente stanca) imbocchiamo il sentiero che prosegue oltre, inerpicandosi in uno splendido bosco di larici e abeti.
Con un ultimo sforzo, favorito dall’ombra e dalla vicinanza alla meta, raggiungiamo la perla delle Alpi centrali: il Lagh da Saoseo. Incastonato in un pianoro e incorniciato da un paesaggio incantato, il lago, con le sue acque cristalline e sfumature irreali, si conferma una meta sbalorditiva. Si racconta che un noto fotografo svizzero degli anni ‘70 abbia distrutto i negativi dopo aver visitato il lago, dichiarando che “nessuna foto poteva rendere giustizia a ciò che aveva visto”.
Nonostante i suoi 2.030 metri di quota, si racconta inoltre, che il lago non geli mai in inverno. Questo ha dato origine a leggende su sorgenti calde sotterranee o presenze magiche che impedirebbero il congelamento. In realtà, probabilmente si tratta di correnti interne che mantengono l’acqua in movimento.
Troviamo rapidamente un angolino tranquillo dove riposarci e gustare il meritato panino. La prospettiva del picnic è uno stimolo potente per superare la fatica. Per i bambini, ma anche per noi adulti, la promessa di una pausa e di un pasto gustoso attiva un meccanismo psicologico sorprendente, capace di portarci fino in fondo. La montagna, in chiave “no pain, no gain”, resta una grande maestra di vita.
Appena finito il pranzo e mentre mi allontano verso il versante nord del lago per qualche scatto, il vento cambia tono e colore. In un attimo, le luci si spengono, il cielo si scurisce. Lampi e tuoni annunciano l’arrivo di un temporale. A ovest le nuvole accelerano minacciose, la temperatura crolla, le correnti si scontrano in un duello furioso. In pochi minuti, una grandinata ci sorprende. Ci ripariamo sotto un folto abete, con addosso tutti gli strati di vestiario disponibili, aspettando che il temporale ci conceda una tregua.
Alla prima pausa utile decidiamo di rientrare in fretta verso il rifugio, e da lì al parcheggio di Sfarzù. Durante la discesa, un cambio improvviso di prospettiva mi colpisce. Avverto Paola della mia intenzione di fermarmi per uno scatto e la invito a proseguire con i bambini senza aspettarmi — il temporale ci tallona, ma lei sa che, quando vedo “lo scatto”, non posso resistergli.
Davanti a me, una distesa di botton d’oro su un pendio inclinato, incorniciata dalle montagne e sovrastata da un cielo in tumulto. Montaggio rapido dell’attrezzatura, settaggi essenziali e scelta del punto di ripresa più fedele all’immagine che avevo in mente. Scatto. Le prime gocce mi raggiungono. Smonto tutto in fretta e corro a riunirmi alla mia famiglia.
Questa è la storia di Steps Ahead of the Storm, una fotografia nata durante una rapida ritirata, uno scatto che racchiude l’intera avventura di quella giornata semplice, ma al tempo stesso intensa e piena di vita. Un’immagine che osservo e che mi riporta là, a quel momento sospeso tra montagna, natura, famiglia e quegli imprevisti che ci fanno sentire davvero vivi, profondamente liberi, autenticamente felici  






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